Attraverso un rapporto intitolato Il prezzo del progresso, l’organizzazione italiana Still I Rise (Sir) ha denunciato,le sistematiche violazioni dei diritti umani legate all’estrazione di cobalto a Kolwezi, nella Repubblica democratica del Congo (Rdc). Nel Paese dell’Africa centrale, che detiene oltre la metà delle riserve mondiali del minerale, la transizione energetica globale sta alimentando un sistema di concessioni che espone migliaia di persone al rischio di sfratti forzati e povertà estrema.
Secondo l’indagine, condotta in collaborazione con l’Iniziativa per la buona governance e i diritti umani (Igbdh), il 70% degli studenti della scuola locale vive in aree date in concessione a grandi multinazionali, spesso senza esserne a conoscenza. Lo Stato riconosce alle imprese il diritto esclusivo di sfruttamento del territorio, ignorando frequentemente la presenza di quartieri, scuole e intere comunità.
Il documento evidenzia che l’89% delle famiglie di Kolwezi non dispone di certificati di proprietà legali, uno strumento fondamentale per opporsi legalmente agli sgomberi. Ottenere tali titoli di proprietà ha un costo di 200 euro, una somma del tutto insostenibile per i residenti che percepiscono mediamente un reddito compreso tra i due e gli otto euro al giorno. Per far fronte a questa emergenza, Sir ha investito 12.000 euro per sostenere 60 famiglie nel recupero dei documenti ufficiali e ha promosso attività di formazione legale che hanno raggiunto circa 5.000 persone.
La geografia dell’incertezza nella regione è ulteriormente aggravata dalla competizione geopolitica tra Cina e Stati Uniti per il controllo delle catene produttive strategiche. La recente messa in vendita della società mineraria Chemaf potrebbe accelerare nuovi investimenti e determinare ulteriori spostamenti forzati della popolazione locale.
L’organizzazione sottolinea che difendere la stabilità abitativa delle famiglie è l’unico modo per garantire il diritto all’istruzione e il futuro delle nuove generazioni in una città che, da sola, garantisce il 74 per cento della produzione mondiale di cobalto.



