La situazione politica egiziana, al momento, ĆØ cristallizzata con il presidente Abdel Fattah al-Sisi saldamente al potere e la Fratellanza musulmana ai margini. CosƬ Giuseppe Dentice, responsabile del desk Nord Africa-Medio Oriente del Centro studi internazionali (Cesi) di Roma, sintetizza l’assetto politico dell’Egitto parlando con Africa.
āLe forze armate egiziane – spiega – rimangono il fulcro sul quale, da decenni, ruota la politica e lāeconomia dellāEgitto. Storicamente, si sono fatti paladini dellāāinteresse del popoloā. Quindi hanno assunto un ruolo sempre più importante tanto nelle istituzioni quanto nel sistema produttivo nazionaleā. Non a caso Gamal Abd el-Nasser, Anwar Sadat e Hosni Mubarak e lo stesso al-Sisi provenivano e provengono dalle fila delle forze armate.
āIl ruolo degli stati maggiori però non ĆØ solo politico – continua Dentice ā. Ć molto forte il peso esercitato, soprattutto dallāesercito, sulla fitta rete di imprese egiziane. Direttamente o indirettamente, attraverso dirigenti civili a loro legati, i generali sono presenti in settori chiave come la grande distribuzione, il farmaceutico, il chimico, il siderurgico, le costruzioni. Ć un vero impero strutturato in migliaia di imprese di grandi e piccole dimensioni. Al-Sisi ĆØ il garante politico di questo sistema. Lui ĆØ stato investito e legittimato dai militari. Senza il loro sostegno il suo margine di manovra sarebbe limitato o nulloā.
Lāeconomia però rappresenta unāincognita per lāEgitto. Le prospettive non sono positive, sebbene nel 2020, nonostante la pandemia di coronavirus, il Pil sia cresciuto del 2,3% e nel 2021 si stima possa crescere tra il 2,8 e il 4% (dati Banca mondiale). Il settore turistico ha segnato un crollo dei ricavi di 2,7 miliardi di dollari, registrando incassi per solo 9,9 miliardi. Il Canale di Suez ha prodotto 5,61 miliardi di entrate contro i 5,8 miliardi nel 2019.
āQuesta situazione, a lungo andare, può diventare rischiosa – osserva Dentice – anche perchĆ© ha pesanti ricadute sullāoccupazione (la disoccupazione ĆØ salita in un anno dal 7,5 al 9,6%). Per superare il difficile momento, Il Cairo ha chiesto un prestito di 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale. In cambio il Fmi ha chiesto profonde riforme economiche che, se attuate, avrebbero un profondo impatto su economia e societĆ . Il governo sarĆ disposto a metterle in campo?ā
In questo contesto, lāaltra grande organizzazione politica (e sociale) egiziana, la Fratellanza musulmana, pare annichilita. Dopo la caduta di Mohammed Morsi, il primo presidente eletto democraticamente in Egitto ed espressione del movimento, la sua struttura ĆØ stata disarticolata. I vertici o sono stati arrestati o sono fuggiti allāestero (in maggioranza in Turchia, Gran Bretagna, Qatar). āIn patria, i giovani hanno poca possibilitĆ di manovra – prosegue Dentice -. Negli anni, le forze di sicurezza hanno costruito un apparato di repressione molto forte che non lascia molta libertĆ . Per quanto sappiamo, alcune frange della Fratellanza musulmana hanno creato gruppi amati piccoli o addirittura piccolissimi. Ma anche chi ĆØ rimasto nel movimento, sebbene non abbia fatto ricorso alle armi, si ĆØ ideologicamente radicalizzato. Lāimpostazione della Fratellanza musulmana ora ĆØ molto più dura, meno disposta ad aperture di credito verso un regime che, nei loro confronti, non ha usato il guanto di vellutoā.
LāEgitto deve anche muoversi in un contesto internazionale non facile. āGli interessi nazionali egiziani – conclude Dentice – si concentrano sui lunghi confini desertici con la Libia e il Sudan, dove Il Cairo sta cercando di riportare stabilitĆ per evitare tensioni che potrebbero minacciare lo stesso Egitto. Recentemente poi si sono aperte due dossier che vedono il governo di al-Sisi in prima fila: lāinfluenza sul Mediterraneo orientale, dove si contende enormi giacimenti di idrocarburi con la Turchia, e la gestione delle acque del Nilo, dove il contrasto ĆØ con lāEtiopia che sta costruendo sbarramenti sul Nilo Azzurro. Su entrambi al-Sisi non può tirarsi indietro perchĆ© sono vitali per la sopravvivenza economica e per la tenuta sociale dellāEgittoā.
(Enrico Casale)



