Quattro persone sono state arrestate in Kenya per la morte di 18 elefanti nel parco di Amboseli

di Tommaso Meo
elefanti

La polizia keniana ha arrestato quattro persone in relazione alla morte di 18 elefanti nel Parco di Amboseli. Lo ha fatto sapere ieri alla stampa il ministero del Turismo e della fauna selvatica. Un portavoce del Kenya wildlife service (Kws) ha aggiunto all’agenzia Reuters che i quattro sono stati successivamente rilasciati su cauzione e la polizia ha detto di essere alla ricerca di una quinta persona che avrebbe «informazioni rilevanti» su questa vicenda.

Secondo l’organizzazione di beneficenza Wildlife Direct, che a inizio agosto citava le indagini condotte proprio dalla Kenya wildlife service (Kws, l’autorità per la tutela faunistica del Paese africano) sui primi 15 pachidermi, queste morti sarebbero avvenute per contaminazione da cianuro, riconducibile all’uso di pesticidi nelle coltivazioni di pomodori. Questa versione sembra confermata, come ha reso noto il ministero sabato scorso: analisi preliminari di laboratorio indicano «il probabile coinvolgimento di una sostanza tossica», ma non è stata specificata quale.

Tra il 24 giugno e il 24 luglio, 15 elefanti sono morti in modo anomalo ad Amboseli, il cui ecosistema più ampio si estende sul Parco nazionale e sui territori comunitari circostanti nel Kenya meridionale, vicino al confine con la Tanzania, fornendo habitat e corridoi di spostamento per elefanti e altri animali selvatici ai piedi del Kilimangiaro. I primi di agosto, i ranger hanno rinvenuto altre tre carcasse. Le analisi di laboratorio effettuate dai laboratori del Kws sui campioni delle carcasse di elefanti hanno rivelato che dieci di loro presentavano segni di paralisi parziale antecedenti al decesso, avvenuto poi in uno o due giorni. La maggior parte degli elefanti morti sono femmine o cuccioli, il che rappresenta un colpo grave al nucleo riproduttivo di quella mandria.

Una perquisizione a Tikondo, nella sottocontea di Loitoktok, a circa 220 chilometri a sud-est di Nairobi, ha portato al ritrovamento di varie sostanze, tra cui sostanze chimiche secondo i media keniani sarebbero illegali e sarebbero stati importati clandestinamente da un Paese vicino. Il ministero ha precisato tuttavia che gli arresti e le sostanze sequestrate non costituiscono di per sé prova di colpevolezza penale e ha aggiunto che le indagini sono ancora in corso.

L’ecosistema di Amboseli si estende sul Parco nazionale e sui territori comunitari circostanti nel Kenya meridionale, vicino al confine con la Tanzania, fornendo habitat e corridoi di movimento per elefanti e altri animali selvatici ai piedi del Kilimangiaro. La zona ha una storia di conflitti tra uomo e fauna selvatica, con elefanti che si avventurano al di fuori delle aree protette, in territori abitati e agricoli, calpestando i raccolti e facendo infuriare gli agricoltori: oggi il Parco nazionale di Amboseli, il Santuario di Kimana e il Kuku ranch sono aree contigue in cui vivono (da ben prima che qui l’uomo mettesse piede) circa 2.000 elefanti, attorniate da importanti aziende agricole nella contea di Kajiado, dove si producono principalmente proprio pomodori, cipolle e carne rossa, distribuiti poi nei mercati di tutto il Paese.

Ed è proprio questa la questione che preoccupa di più: «La morte di almeno 15 elefanti nell’ecosistema di Amboseli non è semplicemente una tragedia per la fauna selvatica. È un monito che evidenzia la necessità di una riforma urgente dei sistemi di gestione, supervisione e applicazione delle normative in materia di pesticidi in Kenya» ha detto Wildlife Direct. Il problema, in realtà, sembra essere molto più esteso di quanto si pensi: nel gennaio del 2026, sei leoni e 32 avvoltoi erano morti avvelenati nello stesso ecosistema e una recente verifica da parte del revisore generale dei conti ha rilevato che il Pest control products board (Pcpb, l’autorità di monitoraggio sui pesticidi e le sostanze pericolose in agricoltura) non è riuscito a monitorare e far rispettare adeguatamente le normative a livello nazionale. Questi due elementi, uniti assieme, hanno prodotto varie criticità: basandosi sui dati dei sequestri di pesticidi scaduti, contraffatti e non registrati, si osserva un trend in crescita (con un record di 28.617 chilogrammi di prodotti pericolosi sequestrati soltanto durante l’anno 2024/25).

L’espansione delle coltivazioni vicino alle riserve faunistiche troppo spesso spinge gli agricoltori a usare sostanze nocive per proteggere i raccolti dalle razzie degli elefanti. Secondo i dati della Kenya agriculture and livestock research organization (Kalro), oltre il 76% del volume dei pesticidi utilizzati in Kenya è classificato come composto da sostanze altamente pericolose. Un tema che è anche al centro delle relazioni commerciali Ue-Kenya in materia di alimenti: un’ampia quota degli ingredienti attivi usati in Kenya (oltre il 35%) è infatti vietata nell’Unione europea a causa dei rischi oncologici, endocrini o ambientali e proprio aree come la contea di Kajiado registrano un forte traffico illegale di pesticidi (dalla Tanzania, ad esempio) non registrati né controllati dalle autorità keniote.

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