30/10/13 – Mozambico – Dhlakama e gli ex ribelli, con le spalle al muro

di AFRICA

 

“Afonso Dhlakama è stato messo con le spalle al muro” dice alla MISNA David Hoile, direttore a Londra dell’Africa Research Centre, a lungo consigliere del capo storico della Resistenza nazionale del Mozambico (Renamo).

Accanto a Dhlakama questo professore afrikaner nato e cresciuto nello Zimbabwe ha vissuto un periodo cruciale, durante la guerra civile e i negoziati di pace culminati negli accordi del 1992 e nella trasformazione della Renamo da gruppo ribelle a partito di opposizione. Un’esperienza vissuta nelle foreste dei Monti Gorongosa, nel Mozambico centrale, le stesse dove Dhlakama sarebbe tornato a nascondersi dopo l’assalto dell’esercito alla sua base di Suntagira il 21 ottobre scorso. Oltre a dirigere l’Africa Research Centre, Hoile insegna all’Università internazionale di Khartoum. È stato intervistato dalle televisioni di mezzo mondo anche perché propone spesso tesi eterodosse. Come nel caso del Mozambico.

Hoile è convinto che la Renamo sia stata spinta dal governo a minacciare una ripresa della lotta armata. “Gli ex ribelli non avevano altra possibilità – dice – perché a Maputo erano già pronti a militarizzare il confronto”. Secondo Hoile, il Mozambico sarebbe “un paese corrotto”, dove una ristretta élite del partito al potere dal 1992 monopolizza i proventi generati dallo sfruttamento del carbone e delle altre risorse naturali. “La grande maggioranza della popolazione – sottolinea il direttore dell’Africa Research Centre – vive in condizioni di povertà e senza la possibilità di incidere sui processi politici”. Secondo Hoile, Dhlakama e la Renamo sarebbero il volto di una disillusione e di una rabbia diffuse. E proprio per questo, invece di puntare sull’uso della forza, con loro il governo del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo) dovrebbe negoziare. “Al contrario – sostiene Hoile – non ha fatto altro che cercare di dividere il campo avversario e alimentare i dubbi sulla regolarità delle elezioni, forti già in occasione del voto del 1994”. Una politica miope, questa, che la comunità internazionale potrebbe tentare di modificare. Secondo Hoile, “potenze regionali come il Sudafrica e mondiali come la Cina e gli Stati Uniti dovrebbero convincere il governo del Mozambico a trattare invece di inseguire con i carri armati il capo dell’opposizione”. – Misna

 

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