25/06/13 – Nigeria – Delta del Niger: se l’esercito sta con Shell

di AFRICA

Fermati e interrogati per ore, poi rilasciati ma senza le macchine fotografiche e i filmati appena girati. È finita così la missione degli esperti di un’organizzazione ambientalista della Nigeria per verificare i danni causati dall’ennesimo incidente petrolifero targato Royal Dutch Shell.

A raccontare alla MISNA l’episodio è il direttore dell’ong, la National Coalition of Gas-Flaring and Oil Spill in the Niger Delta (Nacgond). “Le prove fotografiche e video raccolte dai nostri esperti – sottolinea Inemo Samiama – sono state confiscate dai militari e dai poliziotti della ‘Joint Task Force’ nei pressi della comunità di Bodo”. L’obiettivo della missione era verificare l’entità e la dinamica dell’esplosione di un tratto di oleodotto che, stando alle stime più prudenti, ha fatto riversare nella terra e nei corsi d’acqua l’equivalente di 10.000 barili di greggio. Un’incidente tanto grave che ha spinto Royal Dutch Shell a chiudere temporaneamente il tracciato, il Trans Niger Pipeline, con una perdita stimata in 150.000 barili al giorno.

Secondo Samiama, “gli ostacoli posti dalle forze dell’ordine a qualsiasi tipo di verifica indipendente sono una conferma indiretta di responsabilità e collusioni che chiamano in causa gli stessi militari”. L’esplosione sarebbe stata causata da un errore di manovra di una ruspa durante i lavori per la sostituzione di un tratto dell’oleodotto dove da giorni erano segnalate perdite e furti di petrolio. Furti commissionati, dicono alla MISNA, da società locali appaltatrici di Shell e ufficiali della Joint Task Force. “Questa rete di illegalità – sottolinea il direttore dell’ong – si salda a un altro problema, le infrastrutture obsolete: l’oleodotto di Shell è lo stesso da 40 anni, perché in Nigeria i petrolieri ignorano le norme internazionali”.

Per i pescatori di Bodo, è un dramma che ritorna. La comunità era già stata devastata dalla fuoriuscita di migliaia di barili di greggio tra il 2008 e il 2009. Dopo aver visto le foreste di mangrovie distrutte e i corsi d’acqua avvelenati, lo scorso anno 11.000 pescatori di 35 villaggi della zona hanno avviato contro Shell “una class action” in un tribunale di Londra. Secondo Nnimmo Bassey, coordinatore nigeriano dell’ong Oilwatch International, raggiunto dalla MISNA nei giorni scorsi, “la parola giusta è ecocidio”. – Misna

 

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