13/01/15 – Zimbabwe – Dirigenti espulsi in tribunale contro Mugabe

di Paolo Costantini
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Il partito di governo li ha espulsi e loro reagiscono dichiarando “illegittima” l’assemblea che ha preso la decisione. Poco più di un mese dopo la conclusione del congresso del partito di governo in Zimbabwe, i dissidenti esclusi con l’accusa di complottare contro il presidente Robert Mugabe hanno annunciato un ricorso in tribunale contro la decisione.
“Il partito è stato dirottato” da una “cricca di cospiratori”, si sostiene nel comunicato letto da Dydimus Mutasa, uno degli alti funzionari che hanno perso l’incarico. Che annuncia: “Seguiremo le appropriate vie legali per recuperare la leadership del partito dalle fauci di questi avvoltoi politici”. Al gruppo di presunti cospiratori viene anche attribuita la colpa di aver “derubato il presidente Mugabe della sua eredità di unificatore”. Malgrado questo ed altri passaggi di lode per il novantenne capo di Stato, tuttavia, il documento contiene anche un inaspettato attacco diretto a Mugabe, al potere ininterrottamente dal 1980. “Per la prima volta il leader eletto si è alienato il popolo attraverso il suo comportamento”, scrivono infatti i dissidenti.
Mutasa ed altri funzionari, compresi 16 ministri, avevano perso i loro posti perché accusati di aver complottato proprio contro Mugabe al fianco dell’allora vice-presidente Joice Mujuru. Quest’ultima era stata estromessa dal vertice dello Zanu-Pf proprio durante il congresso di dicembre. Vari commentatori vedono l’annuncio di Mutasa come la prima vera risposta dell’ex numero due del governo alla mossa del mese scorso. C’è persino chi, come la testata New Zimbabwe, edita a Londra, si spinge a ipotizzare una scissione dello Zanu-Pf come conseguenza a medio termine. Questa, in effetti sembra la direzione indicata dal fatto che il comunicato è rivolto, tra l’altro, a coloro che “negli anni scorsi si sono dissociati dallo Zanu-Pf per aver percepito la mancanza di principi e pratiche democratiche nel partito”. – Misna

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