Urne aperte oggi in Etiopia, tra boicottaggi e tensioni etniche

di claudia

Urne aperte oggi in Etiopia. Gli elettori sono chiamati a scegliere i propri rappresentanti nell’assemblea legislativa e nelle regioni. Quasi 40 milioni di persone si sono registrate per partecipare alle elezioni. Ma in un quinto dei collegi elettorali del Paese, gli etiopi non potranno votare, a causa di insicurezza e problemi logistici. In 64 di essi il voto è stato posticipato al 6 settembre. Il governo deve ancora fissare una data per i 38 collegi elettorali del Tigray, regione settentrionale che a novembre è stata sconvolta da una guerra civile durata un mese. Gli ex leader del Tigray, che stanno combattendo le forze etiopi e quelle della vicina Eritrea, hanno riferito di nuovi aspri combattimenti negli ultimi giorni. Le forze di difesa dell’Etiopia hanno definito i combattimenti impegnativi a causa del terreno montuoso. Nel frattempo, negli ultimi mesi, focolai di violenza etnica hanno portato all’uccisione di centinaia di persone anche nelle regioni Amhara, Oromia e Benishangul-Gumuz.

Le elezioni, che sono state ritardate due volte dallo scorso anno, sono ora contestate da membri dell’opposizione, con alcuni che accusano il partito di governo etiope di vessazioni, manipolazioni e minacce di violenza, che riecheggiano gli abusi del passato. Altri importanti partiti dell’opposizione hanno deciso di boicottare le elezioni. Secondo i sondaggi effettuati in questi giorni, il Partito della prosperità del primo ministro Abiy Ahmed è ampiamente favorito. Una vittoria darebbe al premier Abiy quel consenso necessario ad affrontare le crescenti critiche sfide che si trova davanti il Paese sia a livello interno (Tigray, violenze etniche e covid-19) sia a livello internazionale (Grande diga del rinascimento).

Cresce intanto la preoccupazione internazionale per le elezioni. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha preso atto dell’ambiente “difficile” e ha messo in guardia contro atti di violenza. Gli Stati Uniti hanno affermato di essere “gravemente preoccupati per l’ambiente in cui si terranno queste imminenti elezioni” e l’Unione europea ha affermato che non garantirà osservatori dopo che le sue richieste di importazione di apparecchiature di comunicazione sono state respinte. In risposta, l’Etiopia ha affermato che gli osservatori esterni “non sono né essenziali né necessari per certificare la credibilità di un’elezione”, sebbene abbia accolto con favore gli osservatori schierati dall’Unione africana.

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