Ua, «I militari sudanesi lascino il potere»

di Enrico Casale
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Il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana «condanna fermamente e respinge totalmente l’acquisizione del potere da parte dell’esercito sudanese, nonché il ventilato periodo di transizione di due anni». L’Unione Africana ha quindi dato all’esercito sudanese due settimane per cambiare la situazione, altrimenti «saranno messe in atto ritorsioni».

La sospensione di un Paese dall’organizzazione sarà automatica quando il colpo di Stato militare sarà riconosciuto dall’istituzione. Nel 2015, il Burkina Faso ha subito lo stesso destino, due anni prima dell’Egitto e della Repubblica Centrafricana. Tutti e tre sono poi stati riammessi nell’organizzazione panafricana.

Potrebbero anche essere imposte sanzioni nei confronti di singoli individui che l’Unione Africana ritenga essere implicati nel mantenimento di una situazione incostituzionale. Dopo il colpo di Stato del 2012 in Mali, diversi soldati hanno visto i loro beni congelati ed è loro stato impedito di viaggiare nel continente.

I sudanesi intanto continuano a manifestare. L’Associazione dei professionisti sudanesi ha chiesto lo scioglimento del Consiglio militare di transizione e la sua sostituzione con un consiglio civile.

Ora che la Costituzione è sospesa, così come il Parlamento, il Sudan è guidato da un Consiglio militare di transizione, composto da membri di alto livello delle forze di sicurezza. Il Consiglio è guidato dal generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, ex capo dell’esercito. Fanno parte del Consiglio anche il capo della polizia, dell’aviazione, e personalità meno conosciute. Ma un nome in particolare spicca ,quello di Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), ex leader di una milizia Darfur, accusato di aver causato la morte di centinaia di persone nella guerra del 2003. Oggi sembra essere diventato una figura importante nel nuovo governo.

È lui che negli ultimi giorni ha stretto la mano ai diplomatici stranieri: l’ambasciatore olandese, l’incaricato d’affari americano e britannico, il rappresentante europeo, ecc. È ancora lui che comanda una milizia molto ben organizzata. È sempre lui, adesso, il vicepresidente, il numero 2 del nuovo potere.

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