Tunisia – Almeno cinque detenuti morti per tortura

di Enrico Casale
polizia tunisina
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Le autorità di polizia tunisine avrebbero ucciso almeno cinque persone per tortura nei centri di detenzione e nelle prigioni.  La dura accusa arriva dal presidente dell’Associazione di lotta contro la tortura in Tunisia (Altt), Radhia Nasraoui, in occasione della presentazione nella capitale nordafricana del rapporto dell’Altt per il 2017. Le morti sarebbero accompagnate, secondo l’avvocato e attivista dei diritti umani, da una completa impunità degli agenti, nonostante i casi di tortura siano avvenuti nei centri di detenzione.

Sotto il profilo dei diritti umani, Altt denuncia anche le 77 condanne a morte comminate dai magistrati nel 2017. I condannati sarebbero sottoposti a isolamento, pressioni psicologiche, maltrattamenti e torture. L’Altt da anni chiede di abolire in Tunisia la pena di morte, definendola una violazione del diritto alla vita. Nell’ordinamento tunisino esiste ancora la previsione della pena capitale anche se dal 1991 non vengono più eseguite condanne a morte e si applica una sorta di «moratoria di fatto».

Secondo il rapporto 2017 dell’Altt, le stazioni di polizia sono in cima alla lista dei luoghi in cui vengono commesse le violazioni (35%), seguite da carceri (32%) e luoghi pubblici (24%). La polizia è al primo posto tra le autorità responsabili delle violazioni (61%), seguita dalla polizia penitenziaria (33%) e dalla Guardia nazionale (6%).

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