Le truppe eritree impegnate nel conflitto nel Tigray, nel nord dell’Etiopia, avrebbero subito pesanti perdite e starebbero ripiegando verso il confine, mentre le forze federali etiopi e i loro alleati avanzano nella regione. Lo ha dichiarato all’agenzia Afp Solomon Hailemariam, portavoce della milizia filogovernativa Forza di pace del Tigray,
Secondo una fonte straniera del settore della sicurezza, tra 5.000 e 8.000 militari eritrei sarebbero stati dispiegati in territorio etiope per sostenere i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) prima di essere costretti alla ritirata. Le informazioni non sono state verificate in modo indipendente, precisa Afp. Il ministro eritreo dell’Informazione, Yemane Gebremeskel, ha contestato l’attendibilità della milizia filogovernativa e smentito categoricamente le voci su un ingresso di truppe etiopi in Eritrea.
I miliziani tigrini hanno perso negli scorsi giorni il controllo della capitale regionale Mekelle e di altre città, mentre le truppe federali si stanno avvicinando al confine eritreo. L‘esercito è avanzato fino alla città di Zalambessa, al confine con l’Eritrea, precedentemente controllata dai ribelli del Tigray.
Il Gruppo internazionale di crisi (International Crisis Group) ha avvertito che Etiopia ed Eritrea sono pericolosamente vicine a una guerra aperta, invitando la comunità internazionale a intervenire per evitare un’escalation.
Le tensioni tra i due Paesi, già protagonisti di una guerra di confine tra il 1998 e il 2000, si sono nuovamente deteriorate nonostante il sostegno militare fornito dall’Eritrea al governo etiope durante la precedente guerra nel Tigray. Alla ripresa del conflitto nella regione, il 23 settembre, è seguita questo mese la rottura delle relazioni diplomatiche. Asmara accusa Addis Abeba di voler utilizzare la crisi come pretesto per conquistare il porto eritreo di Assab, sul Mar Rosso, l’accesso al mare perso con l’indipendenza eritrea nel 1993.



