Théo, il senegalese sommelier

di Stefania Ragusa

Ogni mattina, alle 8.20 in punto, Théo “Kobi” Ndour apre il cancello della scuola francese di Milano per accogliere i bambini della materna: li conosce uno per uno, li saluta tutti e tutti lo salutano. È molto amato, anche dai genitori e dagli ex maternelle. Ma il lavoro al Lycée Stendhal, per questo 33enne senegalese originario di Joal-Fadiouth, villaggio della Petite Côte famoso per la sua isola di conchiglie, rappresenta in realtà una sorta di interludio.
Il progetto che lo impegna e lo assorbe più di ogni altro, in termini lavorativi,  ha – possiamo ben dirlo – tutt’altra gradazione. Riguarda infatti il vino. Kobi, come è chiamato dagli amici, è infatti sommelier di terzo livello, ha superato cioé tutti gli step previsti nel percorso di formazione e, oltre a conoscere approfonditamente il vino dal punto di vista merceologico, chimico, fisico e geografico, possiede una specifica competenza che riguarda l’abbinamento con i cibi.
Si è formato alla Fisar (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori) e oggi organizza degustazioni, viene chiamato come consulente in occasione di eventi enogastronomici e, soprattutto, ha avviato un’attività di export verso il Senegal e altri Paesi africani (Costa d’Avorio, Burkina Faso, Camerun).

Théo durante un evento dedicato al vino

«Le persone spesso mi guardano con meraviglia e talvolta con incredulità. È molto raro infatti incontrare un senegalese che si occupi professionalmente di vino», riconosce Théo. «Il mio è un Paese a prevalenza musulmana e l’alcol per quanto non vietato non è comunque ben visto. La mia famiglia è cristiana, ma anche mia madre (che vive in Italia e fa la cuoca, ndr) quando le ho esposto le mie intenzioni era critica: temeva che incominciassi a bere. In realtà è successo proprio il contrario: il mio percorso di studio mi ha portato a bere meno di prima ma meglio, con più consapevolezza e attenzione».
Théo è sposato e padre di una bambina. Si è diplomato elettrotecnico a Dakar e nel 2004 è venuto in Italia facendo il ricongiungimento con la madre, che era emigrata anni prima. Ha fatto vari lavori prima di essere impiegato nella sicurezza alla Rinascente. Proprio qui ha scoperto il vino. «Andavo spesso a chiacchierare con la titolare dell’enoteca al 7° piano, una signora gentile che parlava francese. Lì mi è capitato di bere qualche bicchiere e grazie a lei ho cominciato a capire le differenze e a pensare che mi sarebbe piaciuto molto approfondire l’argomento. Ma anche io, all’inizio, pensavo che il sommelier fosse una specie di ubriacone».

Théo durante la vendemmia

Da qualche tempo ha avviato una collaborazione con il produttore di vino Riccardi, a Rovescala (Oltrepò pavese), dedicandosi quindi anche alla vendemmia e alla produzione del vino. «Nella mia vita privata ormai l’unico vino che bevo è proprio quello che faccio io, con il signor Riccardi. Purtroppo lui adesso è un po’ stanco e vorrebbe cedere l’azienda. Io non sono in condizioni di rilevarla personalmente ma sarei felice di trovare uno o più soci per farlo». Se qualcuno, con il giusto know-how, volesse farsi avanti, può chiedere a noi: saremmo felici di metterlo in contatto con Théo.

Stefania Ragusa

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