Sale la tensione in Sudafrica per le grandi proteste nazionali contro l’immigrazione irregolare in programma oggi in tutto il Paese. Ieri, in vista delle manifestazioni, il presidente Cyril Ramaphosa ha invitato i cittadini a esercitare il diritto costituzionale di manifestare in modo pacifico, avvertendo però che violenze, intimidazioni e iniziative di giustizia privata non saranno tollerate.
Nel suo messaggio Ramaphosa ha riconosciuto le preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardo all’immigrazione, alla gestione delle frontiere, alla pressione sui servizi pubblici e alle reti criminali che sfruttano il sistema migratorio, assicurando che il governo sta rafforzando i controlli alle frontiere, migliorando le procedure per asilo e visti e contrastando la corruzione che favorisce gli ingressi illegali.
«Dove il sistema ha fallito deve essere corretto, dove la corruzione ha favorito l’immigrazione illegale i responsabili devono risponderne e dove l’applicazione della legge è stata insufficiente deve essere rafforzata», ha dichiarato il capo dello Stato.
Ramaphosa ha ribadito che il diritto a protestare costituisce uno dei pilastri della democrazia sudafricana, ma ha sottolineato che il controllo dell’immigrazione spetta esclusivamente alle autorità statali competenti, non a cittadini o gruppi privati.
Le manifestazioni sono state promosse da organizzazioni contrarie all’immigrazione irregolare, tra cui March and March e United South Africa, che chiedono un rafforzamento delle misure contro i migranti senza documenti. Sebbene gli organizzatori abbiano assicurato che le proteste saranno pacifiche e rivolte esclusivamente contro l’immigrazione illegale, le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza e ribadito che non saranno tollerati episodi di violenza o attacchi xenofobi come quelli che hanno caratterizzato le scorse settimana.
L’Autorità per la gestione delle frontiere ha dichiarato all’Afp che nelle ultime settimane sono state rimpatriate dal Sudafrica circa 25.000 persone. Circa 15.000 malawiani sono partiti nell’ultima settiaman, mentre altre migliaia provenienti da Ghana, Mozambico, Nigeria, Zimbabwe e altri Pesi avevano già lasciato il Paese. Nel fine settimana l’Uganda ha annunciato un «piano di evacuazione» che avrà inizio nei prossimi giorni per quasi 750 dei suoi cittadini.
Allo scadere del termine di partenza non ufficiale fissato per oggi dai gruppi anti immigrazione, migliaia di persone, per lo più malawiani e zimbabwani, si sono radunate anche a Città del Capo e a Johannesburg, in attesa di assistenza per tornare a casa. Alcuni hanno raccontato che i loro proprietari di casa li avevano sfrattati o che i loro datori di lavoro li avevano licenziati, temendo multe da parte delle autorità o attacchi da parte di gruppi di vigilantes.



