• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Festa 100 afriche
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo in tasca
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (3/2026)
    • PENULTIMO NUMERO (2/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • FESTA 100 afriche
  • Arabo in tasca

Edizione del 14/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

kenya

    SOCIETÀ

    I paradossi di Nairobi

    di claudia 18 Giugno 2023
    Scritto da claudia

    di Freddie del Curatolo e Leni Frau

    La capitale del Kenya come doveva essere… e com’è. I funzionari britannici dell’era coloniale la sognarono come un agglomerato di città-giardino. Qualcosa è andato storto e oggi Nairobi sembra la fotografia del fallimento delle politiche urbane. Ma dietro l’apparenza si celano le sue molteplici identità

    Questo testo è tratto dal volume Nairobi (OGzero – Orizzonti geopolitici, 2022, pp.137, 13 euro) firmato dal giornalista Freddie del Curatolo e dalla fotografa Leni Frau. Il libro fa parte della collana Le Città Visibili, che vede protagoniste altre importanti capitali africane, di cui abbiamo già pubblicato le presentazioni di Freetown e Lusaka, coordinata da Angelo Ferrari

    La prima cosa, la più semplice, che a chiunque viene da pensare al cospetto di Nairobi, è come sia la città dei contrasti, delle contraddizioni. Specie quando alle contrapposizioni paesaggistiche, architettoniche ed etniche si aggiunge la variabile economica, facendo confluire il tutto nel calderone delle diseguaglianze sociali.

    In questo senso, le cartoline-tipo sono rappresentate dal questuante vestito di stracci sotto uno degli scintillanti grattacieli del Central Business District, dai loculi di lamiera ammassati sulle colline di uno slum con lo sfondo dello skyline della metropoli, dal Boeing 747 che decolla sopra la più vasta discarica d’Africa, dai moderni e rassicuranti centri commerciali poco distanti dai caotici e pulsanti mercati di fango e legno. Ma anche dal maestoso leone in posa nel Nairobi National Park, con lo sfondo dei palazzi di trenta piani, da migliaia di bambini sorridenti che corrono scalzi con le loro divise scolastiche colorate dribblando le buche di strade di periferia e da ospedali fatiscenti dove madri in coda da ore si accasciano stremate a poche centinaia di metri da locali di lusso in cui amministratori pubblici sfilano uscendo da Mercedes con abiti firmati e oro ostentato sulle nocche e intorno al collo.

    Chi oggi definisce Nairobi una “città di contrasti”, sappia che più che la volontà degli inglesi, che (bontà loro) avrebbero creato un certo numero di ghetti satellite convergenti, e l’indomita coerenza degli africani, è stata la classe media, dai commercianti indiani ai nuovi ricchi keniani, a rinvigorirne il concetto e che, dall’indipendenza del Paese, antitesi e disarmonie sono perfino aumentate.

    Cartoline del passato

    Era evidentemente nel suo destino, diventarlo. Il primo a definirla così fu lo scrittore americano Stewart E. White, appassionato cacciatore e curioso esploratore sociale, nel suo romanzo African Camp Fires, pubblicato nel 1914.

    «La popolazione bianca ha costruito nelle colline boscose alcuni affascinanti cottage circondati da fiori luminosi o persi tra i tronchi di grandi alberi. Dalle alture si può, con un bicchiere in mano, guardare le mandrie di animali selvatici che si nutrono nelle pianure. Due club, con i soliti giochi di golf, polo, tennis – soprattutto tennis – calcio e cricket; una caccia settimanale, con sciacalli al posto delle volpi… Perché non bisogna dimenticare che Nairobi è nel mezzo di una desertica savana africana. Gli animali si cibano fino alla sua periferia, si aggirano anche per le strade di Nairobi. I leoni possono essere sentiti ruggire entro un miglio o giù di lì dalla città e leopardi occasionalmente di notte vengono sulle verande delle abitazioni.

    Uomini selvaggi nudi della giungla non toccati dalla civiltà, nemmeno nel più piccolo particolare, vagano per le strade senza ritegno. È tale contrasto costantemente ricorrente e nettamente disegnato che dà a Nairobi il suo fascino piccante».

    nairobi

    Il mondo di Karen Blixen

    Nel 1920 la popolazione di Nairobi contava circa 22.000 abitanti. Più della metà, 12.000, erano neri. Ciononostante, gli europei mantenevano almeno tre quarti delle terre del distretto amministrativo.

    Immigrati da nazioni vicine si erano insediati nelle zone periferiche, cercando a loro volta sorgenti e fazzoletti coltivabili. I somali erano sistemati tra il centro e la zona di Huruma, a pochi isolati dall’odierno quartiere di Eastleigh che è oggi la loro roccaforte. Ai nubiani provenienti dal Sudan, assoldati dall’East African Rifles, un reggimento delle forze armate coloniali britanniche, fu riservata una piana boscosa a sudovest della delimitazione urbana che loro stessi chiamarono “Kibra”, jungla nella loro lingua, e che nel tempo, rimasticata dai keniani, divenne Kibera. In quegli anni la scrittrice Karen Blixen, che viveva e gestiva le sue piantagioni di robusta ai piedi delle Ngong Hills, dove oggi sorge il distretto residenziale più old colonial della città che da lei ha preso il nome (Karen), così descrive Nairobi nell’immortale romanzo La mia Africa. «A Nairobi ci si doveva andare a cavallo, oppure su un carro tirato da sei muli che si lasciavano poi nelle stalle della Società dei Trasporti per gli Altipiani. Nairobi, allora, era una città eterogenea, con qualche bel palazzo nuovo in muratura, interi quartieri di bungalows, uffici e vecchie botteghe costruite con pezzi di lamiera ondulata, tra i filari di alberi di eucaliptus, nelle strade nude e piene di polvere… Ma, bene o male, Nairobi era sempre una città dove si poteva fare delle compere, sapere qualcosa di quello che succedeva nel mondo, pranzare all’albergo o andare a ballare al club. Una città piena di vita, in continuo movimento come acqua che scorre».

    Sogno infranto

    Il governo britannico, a dire il vero, aveva tentato una sorta di pianificazione, affidandosi alle idee visionarie di un urbanista che aveva teorizzato l’edificazione intelligente di un apparente paradosso, la urban countryside. In poche parole, l’opposto della via Gluck di Celentano. Ebenezer Howard nei primi anni Venti aveva visto completare dai suoi architetti il progetto della cittadina inglese di Letchwork Garden City, persa nel primo verde a nord di Londra, verso le tenute di Bedford e Cambridge. Primo esempio, secondo lui, di una modalità per gestire la grande migrazione dalle aree rurali verso la città. Mentre nel Regno Unito, con Londra già obnubilata da industria ed edilizia popolare e alle prese con il primo sovraffollamento delle periferie, la soluzione che racchiudesse in sé i benefici della vita urbana e di quella agreste era possibile solo in aperta campagna.

    Si pensava che nella nascente Nairobi delle colline e della savana si potessero formare quartieri vivibili all’interno della municipalità, collegati tra loro da grandi strade. Città-giardino fondate su un equilibrio armonico tra residenza, industria e agricoltura. In pratica la visione dei seguaci di Howard di stanza in Africa era una Nairobi verde, composta da tanti satelliti abitativi abbastanza distanti tra loro da evitare di saldarsi, disposti a corona intorno al centro amministrativo e d’affari.

    Caos anarchico

    Il quadrilatero di Shauri Moyo (“suggerimento del cuore”, in kiswahili) è il primo esempio di insediamento pensato per una futura classe media di keniani, con scuole e negozi posizionati nelle intersezioni delle strade rettangolari o alla fine di percorsi circolari, con spazi verdi ai lati, con evidente riferimento al sobborgo londinese di Hampstead, sempre di scuola howardiana.

    Aggirandosi oggi per Shauri Moyo, lo sguardo desolato si volge alle numerose costruzioni abusive che circondano le chimere di progetti, le altrettante baracche sorte dopo espropri di terreni, le numerose cicatrici di incendi o lavori mai terminati e nuovi palazzoni brulicanti di umanità che di Ebenezer Howard non hanno mai sentito parlare. Starehe oggi è il confine tra i grattacieli del Cbd (Central business district), gli uffici pubblici e privati, corporazioni, multinazionali, le immense avenue pensate per far sfilare le limousine o i suv presidenziali, e il caos. Protagonisti sono i matatu, gli anarchici autobus cittadini che sfrecciano, accostano, sorpassano, strombazzano senza tregua, le automobili che si adeguano e sfruttano la scia di furgoni imbizzarriti o si paralizzano al cospetto di pachidermici camion a rimorchio, mentre migliaia di motociclette s’infilano come insetti in ogni gassoso pertugio.

    In questa confusione regolata in modalità casuale dalla traffic police a ogni rotonda, si muove la pittoresca processione di pedoni votati a divenire ologrammi, che nella scala della dignità parte dal travet in divisa da lavoro – giacca, cravatta e ventiquattrore di seconda mano – e arriva al chokora, il giovane clochard vestito a brandelli fuoruscito dallo slum più per abitudine che per sperare di raccattare il pranzo e la bottiglietta di colla da sniffare.

    Quartieri-satellite

    Oltre la disordinata circonvallazione, le impossibili arterie si diramano negli organi pulsanti di ogni satellite-corpo. Il fegato di Kamukunji, che porta al Gikomba Market, l’inferno di bancarelle che brucia almeno una volta al mese di un male doloso e risorge dal nulla di stracci, stecchi e fango in mezzo a cui si muovono le ceneri compatte di centomila fantasmi, mescolati tra altrettanti sopravviventi.

    Lo stomaco di Ngara, propaggine dell’antico bazar indiano, costipato dell’andirivieni di veicoli commerciali, carichi e scarichi, negozi polverosi e street food, tra edifici a due o tre piani con un’idea di quarto, mezzi empori e mezzi capannoni e improvvisi vicoli regolati da un metabolismo impazzito dove non conviene farsi digerire.

    Il colon di villette a schiera della ex tenuta Kariakor, dove sorge il mercato dell’artigianato locale e dove vengono prodotti gran parte dei souvenir e delle idee regalo per il turismo del Kenya, inglobate da fabbriche, depositi e aziende prevalentemente indiane.

    Infine l’intestino di South B, dell’area industriale, del grigiore che combatte con il cielo basso africano e lo vela sputando fumi dalle ciminiere. Qui Nairobi produce, trasforma, rigetta ed espelle.

    Metropoli frammentata

    A pochi isolati dallo splendore della moschea Jumia e dal Kenya International Conference Center, si può salire sull’Expressway, la sopraelevata veloce a pagamento, costruita in poco più di due anni dalla China Roads & Bridges Corporation che fino al 2049 ne riscuoterà i pedaggi e si occuperà della manutenzione, secondo un accordo con il governo keniano. L’Expressway ha portato i contrasti a un livello superiore, aereo. La si osserva con il naso in su dal caos del Southern Bypass, dona una dirittura morale al disordine edilizio dell’area industriale, si pone allo stesso tempo come definitiva via di fuga e come pacemaker per l’involucro del Cbd, le cui pulsazioni fino a oggi hanno condizionato anche il resto del corpus della frammentata capitale. Ma resta un’operazione da alta cardiologia, per pochi eletti. Scrivono, le studiose Charton-Bigot e Rodriguez Torres nel loro Nairobi Today. The Paradox of a Fragmented City: «Per cercare un’identità unica a Nairobi, occorre trovare quelle delle diverse comunità che compongono la città e le cui dinamiche si vedono a livello di villaggio e di quartiere. Tuttavia, Nairobi è una città contraddittoria. Questa capitale dell’Africa orientale è spesso associata a baraccopoli e criminalità. E il loro aumento e la loro crescita stigmatizzano il fallimento delle politiche urbane. Pertanto, è in queste crepe e frange della città che dovremmo cercare le identità e le dinamiche che hanno plasmato Nairobi per un secolo».

    Condividi
    18 Giugno 2023 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, la Cooperazione italiana per un progetto di gestione rifiuti a Korogocho

    di claudia 9 Giugno 2023
    9 Giugno 2023

    Si chiama “Waste Wise Korogocho Chapter” ed è la nuova iniziativa finanziata dalla Cooperazione italiana in Kenya per avviare un sistema sostenibile di gestione dei rifiuti in modo da migliorare …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, così il caffè torna gourmet con la Cooperazione italiana

    di Valentina Milani 4 Giugno 2023
    4 Giugno 2023

    Riportare il caffè keniano, tra i più apprezzati al mondo, agli antichi fasti, il tutto tramite tecniche sostenibili pensate per rendere le piante resistenti ai cambiamenti climatici. Non è cosa …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Kenya, pastori pokot

    di claudia 1 Giugno 2023
    1 Giugno 2023

    Pastori pokot. La vita di questo popolo ruota attorno alla cura del bestiame, che riveste un ruolo centrale nella formazione umana dei giovani. Dopo l’iniziazione, ogni Pokot prende il nome …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, scoppia un’epidemia di colera nel campo profughi di Dadaab

    di claudia 1 Giugno 2023
    1 Giugno 2023

    Un’epidemia di colera ha colpito 2.786 persone nel campo profughi di Dadaab, in Kenya, che ospita oltre 300.000 rifugiati, la maggior parte provenienti dalla vicina Somalia. In una conferenza stampa …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Kenya, lezioni di danza

    di claudia 31 Maggio 2023
    31 Maggio 2023

    Un’allieva della scuola di danza di Kibera, fondata e diretta dal ballerino keniano Michael Wamaya, durante una lezione. – Foto di Mauro De Bettio «Tutti hanno il diritto di ballare». …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Più cooperazione economica tra Kenya e Russia

    di claudia 30 Maggio 2023
    30 Maggio 2023

    Ci saranno più relazioni economiche tra Kenya e Russia. Questo l’elemento emerso ieri in occasione dell’incontro a Nairobi tra il presidente keniano William Ruto e il ministro degli Esteri russo …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya: al via Pakpro, per riciclare imballaggi

    di Valentina Milani 29 Maggio 2023
    29 Maggio 2023

    Hanno preso il via in Kenya, nel fine settimana, le attività di un organismo industriale che promuoverà il riciclo di tutti i materiali di imballaggio non pericolosi nel Paese. Soipan …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Inclusione digitale, smartphone economici made in Kenya

    di Valentina Milani 28 Maggio 2023
    28 Maggio 2023

    Il governo keniano prevede di immettere sul mercato il primo lotto di un milione di smartphone assemblati localmente entro due mesi. Lo ha rivelato Eliud Owalo, ministro delle Tecnologie dell’Informazione …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Kenya, in equilibrio tra le baracche di Kibera

    di claudia 26 Maggio 2023
    26 Maggio 2023

    Kenya, in equilibrio tra le baracche di Kibera. – Foto di Mauro De Bettio «Tutti hanno il diritto di ballare». Con questa convinzione, dieci anni fa Michael Wamaya, keniano, si …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWSSOCIETÀ

    Il mistero dei corridori notturni del Kenya occidentale

    di claudia 22 Maggio 2023
    22 Maggio 2023

    Nelle zone rurali del Kenya, molte persone sono cresciute sentendo storie sui cosiddetti “Night Runners”, corridori notturni. Alcuni li hanno incontrati. Si dice che siano abitanti del villaggio posseduti da …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, presto un impianto di lavorazione tè a Kiambu

    di Valentina Milani 22 Maggio 2023
    22 Maggio 2023

    In Kenya, l’Agenzia per lo sviluppo del tè (Ktda) sta progettando la costruzione di un impianto di lavorazione del tè nella contea di Kiambu. Con un costo totale di 130 …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya: ambiente, al via programma riabilitazione zone umide

    di Valentina Milani 21 Maggio 2023
    21 Maggio 2023

    Il Kenya ha dato il via nei giorni scorsi alla strategia di ripristino e riabilitazione delle zone umide nel tentativo di aumentare la resilienza climatica del Paese. Soipan Tuya, segretario …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, Aics consegna 26 barche alle cooperative di pescatori

    di claudia 18 Maggio 2023
    18 Maggio 2023

    L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) ha consegnato 26 imbarcazioni, acquisite attraverso il programma Go Blue finanziato dall’Unione Europea, ai governatori delle contee keniani di Mombasa, Kilifi e …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Interrogativi sulla riapertura dei confini Kenya-Somalia

    di claudia 17 Maggio 2023
    17 Maggio 2023

    Kenya e la Somalia hanno concordato di riaprire tre valichi di frontiera, rimasti chiusi per oltre un decennio a causa dell’insicurezza causata dal gruppo terroristico somalo al-Shabaab. Tuttavia, la decisione …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 25
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • …
  • 108

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Rd Congo, Hrw denuncia uccisioni di civili e stupri durante l’occupazione di Uvira

    14 Maggio 2026
  • Condannato a 75 anni per riciclaggio l’ex ministro nigeriano Saleh Mamman

    14 Maggio 2026
  • Sudafrica, niente nuove richieste d’asilo dopo il rifiuto finale

    14 Maggio 2026
  • L’eterno ritorno di Museveni in Uganda

    14 Maggio 2026
  • Sudan, 50.000 sfollati nello Stato del Nilo Azzurro

    14 Maggio 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 14/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl