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Edizione del 12/08/2026

© Rivista Africa
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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costa d'avorio

    cacao
    QUADERNI AFRICANI

    Dalle piantagioni alla geopolitica: il cacao ivoriano e la ricerca di una nuova frontiera della sostenibilità

    di Tommaso Meo 18 Luglio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Nella prima potenza mondiale del cacao, la salute dei coltivatori non è più solo una questione di responsabilità aziendale, ma un tassello fondamentale per la tenuta economica, sociale e climatica dell’intera regione

    di Danilo Trippetta – Centro Studi Amistades

    Nel dibattito internazionale sul futuro delle filiere agricole africane, la sicurezza sul lavoro continua a essere considerata un tema tecnico, spesso confinato alle politiche di responsabilità sociale d’impresa. Eppure, quanto emerso a Soubré, nel cuore della regione cacaotiera della Costa d’Avorio, suggerisce una lettura ben più ampia. L’iniziativa promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) attraverso il progetto ACCEL Africa evidenzia come la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori rappresenti oggi uno degli strumenti più efficaci per affrontare alcune delle principali sfide economiche e sociali dell’Africa occidentale: lavoro minorile, povertà rurale, sostenibilità ambientale e resilienza delle comunità agricole. Il progetto si colloca in un contesto caratterizzato da iniziative promosse dalle comunità locali e dalle istituzioni pubbliche per valorizzare il lavoro agricolo, riconoscendone il contributo essenziale alla filiera di una produzione che alimenta un mercato altamente redditizio a livello globale.

    La Costa d’Avorio è oggi uno dei Paesi economicamente più dinamici dell’Africa occidentale, ma resta esposta a tensioni politiche e sociali legate alle disuguaglianze regionali, alla disoccupazione giovanile e alla gestione delle risorse agricole. Dopo le crisi politico-militari degli anni 2000 e del 2010, il Paese ha registrato una fase di relativa stabilità istituzionale e crescita economica, pur mantenendo alcune fragilità legate alla coesione sociale e alla sicurezza regionale. In questo quadro, il settore del cacao, che impiega milioni di persone ed è gestito con una governance fortemente centralizzata attraverso il Conseul Du Café-Cacao (CCC), rimane un pilastro fondamentale dell’economia nazionale e un ambito cruciale per le politiche di sviluppo e inclusione sociale. Infatti, il Paese occupa una posizione strategica nel mercato globale del cacao. La Costa d’Avorio occupa una posizione centrale nel mercato globale del cacao. Con una quota pari a circa il 40% della produzione mondiale, il Paese è il principale produttore internazionale e costituisce uno snodo essenziale per l’intera industria del cioccolato, influenzando gli equilibri delle catene globali del valore e la stabilità dei mercati internazionali.

    Questa centralità ha assunto una dimensione sempre più geopolitica a partire dal 2018, quando la Costa d’Avorio e il Ghana, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione mondiale di cacao, hanno avviato una strategia comune di coordinamento delle politiche commerciali, definita da numerosi osservatori come una vera e propria “OPEC del cacao”. L’obiettivo era rafforzare il potere contrattuale dei due principali Paesi produttori nei confronti delle grandi multinazionali della trasformazione e della distribuzione, tradizionalmente in grado di esercitare una forte pressione sui prezzi internazionali.

    L’iniziativa più significativa di questa cooperazione è stata l’introduzione del Living Income Differential (LID), un premio di 400 dollari per tonnellata applicato al prezzo del cacao destinato all’esportazione. Il meccanismo è stato concepito per garantire un reddito minimo più dignitoso ai produttori, contrastando la volatilità dei prezzi e promuovendo una distribuzione più equa del valore generato lungo la filiera.

    Le principali multinazionali del settore dipendono direttamente dalla stabilità produttiva del Paese. Non sorprende quindi che aziende come Mars Ferrero, Mondelez, Barry Callebaut, Cargill e Tony’s Open Chain abbiano partecipato al workshop organizzato dall’ILO anche per approfondire l’approccio WIND (Work Improvement in Neighbourhood Development), una metodologia partecipativa finalizzata al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle comunità rurali. Dietro questa iniziativa si intravede un cambiamento significativo nella governance delle filiere globali. Negli ultimi anni, infatti, le grandi imprese del cacao si sono trovate sotto crescente pressione da parte di governi, consumatori e investitori affinché garantissero maggiore trasparenza e rispetto dei diritti umani lungo l’intera catena del valore. Le nuove normative europee sulla due diligence, unite alla crescente attenzione verso i criteri ESG, stanno trasformando profondamente il rapporto tra aziende multinazionali e territori produttivi africani.

    In questo contesto, il lavoro minorile continua a rappresentare una delle questioni più delicate. Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi due decenni, centinaia di migliaia di minori risultano ancora coinvolti in attività agricole potenzialmente pericolose nelle aree di produzione del cacao dell’Africa occidentale. L’aspetto innovativo dell’approccio WIND consiste nel considerare la sicurezza sul lavoro non come un obiettivo isolato, ma come una leva preventiva capace di incidere sulle cause strutturali del fenomeno. Il principio è semplice ma efficace: migliorando le condizioni operative degli adulti e aumentando la produttività delle aziende agricole familiari, diminuisce la necessità di ricorrere al lavoro dei bambini per compensare carenze di manodopera o inefficienze organizzative. Si tratta di una prospettiva che supera la logica delle sole attività ispettive o sanzionatorie e punta invece alla costruzione di un ecosistema produttivo più sostenibile.

    Dal punto di vista geopolitico, questo approccio riflette una tendenza sempre più evidente nelle politiche di sviluppo internazionali: la crescente integrazione tra obiettivi economici, sociali e ambientali. La sicurezza sul lavoro diventa così un elemento centrale delle strategie di stabilizzazione territoriale. Comunità rurali più resilienti significa infatti minore vulnerabilità economica, riduzione delle tensioni sociali e maggiore capacità di adattamento agli shock climatici che colpiscono sempre più frequentemente l’Africa occidentale.

    I risultati ottenuti dall’ILO in Costa d’Avorio mostrano la concretezza di questa impostazione. Dal 2018 sono stati formati oltre 200 facilitatori locali e sensibilizzate più di 2.000 persone sui temi della salute e sicurezza nei contesti agricoli. Le innovazioni introdotte appaiono volutamente semplici e a basso costo: strumenti più sicuri per l’apertura delle cabosse di cacao, aree dedicate allo stoccaggio dei contenitori chimici, sistemi organizzativi per migliorare la gestione degli spazi domestici e produttivi, stufe migliorate per ridurre l’esposizione ai fumi e iniziative di diversificazione del reddito attraverso attività di allevamento. Questi interventi possono sembrare marginali se osservati singolarmente. Per le multinazionali del cacao, sostenere iniziative come WIND significa contribuire alla stabilità delle proprie catene di approvvigionamento in un contesto caratterizzato da crescente incertezza climatica, volatilità dei prezzi e pressioni normative sempre più stringenti. In altre parole, il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle comunità agricole africane non è più soltanto una questione etica, ma un elemento di gestione del rischio strategico. La forte adesione manifestata dalle aziende presenti a Soubré dimostra come stia maturando una nuova consapevolezza. Le tradizionali strategie di contrasto al lavoro minorile, spesso basate su interventi correttivi, mostrano limiti evidenti. Al contrario, approcci preventivi e partecipativi come WIND consentono di agire contemporaneamente su produttività, benessere sociale, tutela ambientale e diritti umani.

    La sfida futura sarà trasformare le sperimentazioni locali in politiche di sistema. Se adeguatamente sostenuto da istituzioni pubbliche, organizzazioni internazionali e imprese private, il modello sviluppato in Costa d’Avorio potrebbe diventare un riferimento per altre filiere agricole strategiche del continente africano. In un’Africa sempre più centrale negli equilibri economici globali, la sicurezza sul lavoro non può più essere considerata una materia settoriale. Essa rappresenta un tassello fondamentale delle strategie di sviluppo sostenibile, della competitività internazionale delle esportazioni agricole e della stabilità sociale delle aree rurali. La lezione che arriva dalle piantagioni di cacao ivoriane è chiara: investire nella salute e nella dignità dei lavoratori significa investire nel futuro economico e geopolitico dell’intera regione.

    Foto copertina: LUZ

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    18 Luglio 2026 0 commentI
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