Somalia: tra arresti e dimissioni si aggrava crisi istituzionale

di Tommaso Meo

Si aggrava la crisi politica in Somalia a ridosso del voto parlamentare previsto per la ratifica degli emendamenti alla Costituzione provvisoria. Nelle ultime ore, due esponenti di peso del governo federale hanno rassegnato le proprie dimissioni: si tratta di Caynaanshe Yusuf Hussein, ministro di Stato per il Lavoro e gli Affari Sociali, e di Ismail Shire Buraale, ministro di Stato per il Petrolio e i Minerali. Entrambi i ministri, rappresentanti dello Stato semi-autonomo del Puntland, hanno giustificato la scelta contestando la legittimitĆ  del processo di revisione costituzionale, definito unilaterale e privo del necessario consenso politico tra le autoritĆ  centrali e le amministrazioni regionali.

Il clima di tensione nella capitale ĆØ ulteriormente peggiorato in seguito all’arresto di Ahmed Abdi Mahmoud Hurre, alto consigliere della presidenza del Puntland, prelevato dalle forze di sicurezza federali durante un’operazione in un hotel di Mogadiscio. La polizia somala ha motivato il fermo con presunte attivitĆ  contro la sicurezza nazionale, ma l’amministrazione del Puntland ha duramente condannato l’episodio, parlando di un atto deliberato per intimidire i rappresentanti regionali e limitare la libertĆ  di movimento dei legislatori, a cui sarebbe stato impedito di imbarcarsi su voli diretti a Garowe.

La frattura istituzionale si sta allargando oltre i confini del Puntland e del Jubbaland. Anche i rappresentanti dello Stato del Sud-Ovest hanno infatti annunciato la propria adesione al blocco di opposizione, unendosi alle proteste e ai raduni che si sono susseguiti a Mogadiscio per chiedere il rinvio della ratifica. I critici della riforma, sostenuta con forza dal Presidente federale Hassan Sheikh Mohamud, sostengono che le modifiche proposte rischino di alterare i delicati equilibri di potere tra il centro e la periferia, mettendo a repentaglio la fragile architettura federale del Paese costruita a partire dal 2012.

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