L’assedio delle Forze di supporto rapido (Rsf) attorno ad El Fasher, ultima roccaforte dell’esercito sudanese nel Darfur, in Sudan, continua a intensificarsi. Chi riesce a pagare per fuggire racconta di bombardamenti continui, violenze ai posti di blocco e condizioni di vita disperate, con parte della popolazione costretta a cibarsi di mangimi per animali, secondo quanto riportato da Reuters.
Una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso la scorsa settimana che le Rsf hanno commesso crimini contro l’umanità nella città. Secondo l’Onu, due anni e mezzo di guerra tra paramilitari ed esercito hanno generato in Sudan la “peggiore crisi umanitaria al mondo”, con carestia diffusa anche ad El Fasher.
Dall’inizio dei combattimenti nell’area, nel maggio 2024, quasi mezzo milione di persone hanno abbandonato la città, mentre circa 270.000 vi restano intrappolate. “La situazione è disastrosa, c’è bombardamento 24 ore su 24 da tutte le direzioni”, ha raccontato ad al-Dabba, zona sotto controllo dell’esercito, Ahmed Haj Ali, uno dei profughi giunti nei giorni scorsi, descrivendo a Reuters ospedali senza forniture mediche e decine di morti ogni giorno. Un altro fuggitivo, Dar al-Salam Hamed, ha riferito a Reuters che la sua famiglia è stata perquisita con brutalità dai miliziani Rsf e derubata lungo il cammino. “Vorremmo non incontrarli mai più”, ha detto.
L’esercito e le Forze congiunte alleate mantengono ancora il controllo di El Fasher. Dopo essersi avvicinate al quartier generale militare, la scorsa settimana le Rsf sono state respinte negli ultimi giorni da una campagna di droni condotta dall’esercito.



