Saïed nuovo presidente della Tunisia

di Enrico Casale
kais saied

Kaïs Saïed ha vinto le elezioni presidenziali. Secondo le proiezioni diffuse, Saïed avrebbe conquistato il 72% dei voti contro il 28% del rivale Nabil Karoui. Fuori dal sistema, fuori dal partito, il 61enne giurista diventa quindi il secondo presidente del Paese eletto democraticamente a suffragio universale. Il giuramento è previsto per il 30 ottobre.

Sostenuto dalle frange più giovani dell’elettorato, Kaïs Saïed è l’espressione del generale rifiuto del sistema e della classe dominante emersa dopo il 2011. Secondo alcuni osservatori internazionali, la sua elezione intende essere una Fase 2 della Rivoluzione dei Gelsomini. Questa volta la gente non è scesa in strada, ma ha espresso il suo malcontento attraverso le urne.

Diventando il nuovo volto di una Tunisia nel mezzo della transizione democratica, Saïed è un volto nuovo della politica. Non ha un partito di riferimento e neppure una grande esperienza di potere. Specialista in diritto costituzionale, si è fatto conoscere al grande pubblico commentando i primi passi della democrazia tunisina nelle trasmissioni televisive. È, in sostanza, un politico atipico che, partendo da posizioni del nazionalismo arabo, intende rimodellare il panorama politico concentrandosi su una democrazia partecipativa.

Considerato persona leale e non corrotta, vive in un quartiere della classe media ed è soprannominato «Robocop» a causa della sua durezza e del suo volto impassibile. I suoi studenti lo descrivono come uomo austero, ma sempre disponibile e attento.

Egli stesso ammette di non avere un programma preciso, ma di volere un radicale decentramento del potere e il rafforzamento del ruolo sociale dello Stato. Favorevole alla pena di morte, contrario all’uguaglianza uomo-donna nelle questioni di eredità, le sue posizioni conservatrici gli sono valse l’accusa di fondamentalismo. Ma i suoi sostenitori sottolineano che non vi è alcun riferimento religioso nei suoi discorsi, e nei suoi discorsi preelettorali ha dichiarato che non avrebbe fatto marcia indietro sulle conquiste delle donne.

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