Russia, il terzo incomodo

di Matteo Merletto

E se il futuro prossimo fosse il tempo della Russiafrica? La domanda è legittima, se si guarda a come la Russia negli ultimi anni ha cercato, con un certo successo, di ritagliarsi un posto al sole nel continente. Lo ha fatto (e continua a farlo) a suo modo, naturalmente. Non copiando le modalità delle vecchie potenze coloniali, Francia in primo luogo. E naturalmente senza copiare nemmeno il sistema cinese, quello di gettare immense risorse finanziarie nella costruzione di infrastrutture per ottenere in cambio diritti di prospezione e ricerca di minerali preziosi o di utilizzo di terre agricole.

Mosca, peraltro, non avrebbe potuto permettersi le “modalità” francesi, non avendo una storia coloniale, e tantomeno il modello cinese, non possedendo le grandi risorse finanziarie sulle quali può contare Pechino.

Certo, stando ai numeri e all’evidenza oggi è eccessivo parlare di Russiafrica. Ma la presenza di Mosca rischia di sottrarre business ai vecchi investitori e rischia anche di influenzare l’assetto politico del continente, i suoi equilibri interni e relazioni diplomatiche con l’esterno.

La modalità con cui Mosca sta cercando di penetrare in Africa è infatti principalmente quella degli accordi militari, della fornitura di grandi partite di armi, di consiglieri e di addestramento militare di truppe e forze speciali. Gran parte degli accordi con i quali la Russia è presente in Africa riguarda i settori delle forze armate, della marina o della missilistica e dell’aeronautica.

ARMI E ISTRUTTORI A BANGUI

L’ultimo accordo di questo tipo è esemplare e riguarda il Mozambico. La Russia ha schierato nella provincia di Cabo Delgado, militari e mezzi con il compito di combattere i locali miliziani jihadisti di al-Shabab, che minacciano gli ingenti giacimenti di greggio e gas naturale della provincia più settentrionale del Paese.

Quello con il Mozambico è solo l’ultimo e nemmeno il più importante. The Guardian, l’autorevole quotidiano britannico, ha stilato una classifica dei Paesi nei quali l’intervento russo è tra i più significativi: prima, la Repubblica Centrafricana, poi il Sudan e il Madagascar, a seguire la Libia, Zimbabwe, Sudafrica, Sud Sudan, Rd Congo, Repubblica del Congo, Ciad, Zambia, Uganda, Guinea, Mali. Il giornale inglese sottolinea che l’intensificazione delle relazioni e i relativi accordi militari, ma non necessariamente, sono avvenuti in un arco di tempo ristretto, cioè da quando, nel 2014, la Russia è stata colpita dalle sanzioni occidentali imposte per l’annessione della Crimea. In sostanza, un tentativo di Mosca di aprirsi spazi commerciali alternativi all’Europa o, magari, un tentativo di “disturbare” gli interessi occidentali nel continente africano traendone un vantaggio.

Il caso del Centrafrica merita uno sguardo particolare perché la Russia lo ha “strappato” alla totale influenza francese nel 2018, quando chiese al Consiglio di sicurezza dell’Onu una deroga sull’embargo delle armi, in vigore in Centrafrica, in modo da poter donare armamenti a Bangui e iniziare un programma di addestramento delle forze armate. Dopo un complesso negoziato, l’autorizzazione per superare l’embargo è stata concessa ed è avvenuta la prima consegna di armi. L’accordo complessivo ora prevede la fornitura di fucili d’assalto, mitragliatrici e lanciarazzi Rpg da destinare a due battaglioni delle forze armate. Che saranno addestrati dalle forze speciali russe.

EQUILIBRI INSTABILI

Il ritorno della Russia in Africa (ritorno perché l’Unione Sovietica fu molto attiva nel continente, dando sostegno a molti movimenti di liberazione) suscita molti malumori, sul piano diplomatico, tra i Paesi che negli ultimi due decenni hanno puntato sul continente. In particolare la Francia, che accusa Mosca di comportamento ostile e poco corretto.

La Russia si difende con la stessa retorica con la quale tanto Parigi come Pechino hanno sostenuto la loro presenza in Africa: “Il nostro impegno in Africa si basa sul rispetto reciproco e produce vantaggi per i popoli di entrambe le parti”.

Insomma l’Africa è sempre più affollata e si possono trarre due conclusioni: la prima è che sotto i cieli del continente manca ancora un equilibrio come quello della prima epoca postcoloniale o come quello che vigeva nel mondo diviso in blocchi. La seconda è che da questo affollamento non sembra emergano vantaggi certi per gli africani.

(Raffaele Masto)

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