Rumba congolese, un patrimonio da valorizzare

di Celine Camoin
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La rumba congolese deve diventare patrimonio culturale e immateriale dell’umanità. Ne sono convinti i fautori della campagna per l’iscrizione dello stile musicale nella lista dell’Unesco, ravvivata dal documentario presentato in questi giorni a Kinshasa dall’Istituto nazionale delle arti. Basato sul libro «La rumba congolaise, Histoire et économie» del senatore Didier Mumengi, il documentario di Jaffar Mulasa traccia le origini storiche della rumba congolese e attira l’attenzione sulle opportunità che rappresenta per lo sviluppo economico: un potenziale pilastro della filiera legata agli eventi, ai festival, ai turismo, alla cultura e all’industria musicale.  

L’iniziativa per il riconoscimento della rumba congolese presso l’Unesco è gestita da un’apposita commissione nazionale, sostenuta da un gruppo di parlamentari della Repubblica Democratica del Congo.

Nata nel Regno del Kongo, che comprendeva i due Congo e l’Angola, l’allora Kumba – un ballo sociale caratterizzato dal contatto dell’ombelico – viaggiò con gli schiavi e approdò a Cuba, dove gli ispanofoni ne deformarono il nome. Riportata nel Congo Belga, fu a partire dagli anni 1950 che la rumba moderna esplose attraverso i musicisti di Franco e l’Ok Jazz, Wendo Kolosoy e colui che sarebbe diventato l’ambasciatore mondiale della rumba congolese, Papa Wemba.

Secondo l’esperto in storia musicale Clement Ossinombe, è proprio per mancanza di coordinamento tra la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica del Congo e l’Angola, che tuttora non sono stati fatti i passi sufficienti per ottenere il riconoscimento da parte dell’Unesco. La questione è problematica, in quanto l’eredità appartiene in realtà ai tre Paesi, ma del riconoscimento internazionale potrebbe beneficiare uno solo.

Cuba, dal canto suo, ha già ottenuto dall’Unesco l’inserimento della rumba cubana nell’elenco del patrimonio mondiale culturale e immateriale, mentre l’Angola sta ultimando il percorso per il riconoscimento del semba.

Nel video, canta Koffi Olomide, considerato uno dei pochi congolesi (RDCongo) ancora custode contemporaneo dell’autentica rumba

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