Repubblica democratica del Congo: la signora dei robot

di Matteo Merletto
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Thérèse Izay-Kirongozi ha realizzato rudimentali ma efficaci automi a forma di vigile che regolano il traffico e aiutano i pedoni. Gli autisti di Kinshasa e Lubumbashi sono entusiasti. Ma presto potrebbero cambiare idea…

Thérèse è arrivata all’incrocio tra avenue de la Libération e boulevard Prince de Liège, uno dei crocevia più congestionati di Kinshasa. Indossa un elegante tailleur rosso fuoco e, ai piedi, décolleté nere. Scende dall’auto e si getta nella bolgia infernale dei clacson, incurante dei mezzi che sfrecciano, dirigendosi con passo deciso verso il centro della rotonda. In un attimo il traffico si blocca, come per magia. Macchine e motorini si scansano per farla passare. Nessuno osa protestare. Due poliziotti in servizio si risvegliano dal loro torpore e si affrettano a scortare la donna fino alla meta, bloccando chiunque tenti di transitare.

Freno all’anarchia

Thérèse Izay-Kirongozi, 44 anni, è una celebrità nella capitale della Repubblica democratica del Congo. Il suo volto è comparso più volte in televisione e sulle prime pagine dei giornali. «La conoscono tutti: è la signora dei robot che hanno rivoluzionato la circolazione in città», conferma il nostro tassista. Laureata in ingegneria elettronica industriale, Thérèse è balzata agli onori delle cronache cinque anni fa, quando ha pubblicamente presentato la sua invenzione: un robot dalla forma umanoide programmato per domare l’indisciplinato traffico di Kinshasa. «In una metropoli di dieci milioni di abitanti, assicurare la sicurezza e una fluida circolazione stradale era una missione quasi impossibile – spiega la donna –. I vigili non sono sufficienti a presidiare tutti i punti nevralgici. Per porre un freno all’anarchia delle ore di punta serviva una nuova autorità in grado di far rispettare il codice della strada. Così ho avuto l’idea di un poliziotto elettronico dalle dimensioni imponenti, che incutesse soggezione e timore reverenziale».

Women’s Technologies

Dopo essersi assicurata l’appoggio delle autorità, Thérèse ha coinvolto nella progettazione e realizzazione dei robot le più brillanti menti della Women’s Technologies, una società tutta al femminile di ingegneri congolesi che lei stessa coordina. I primi semafori robotizzati di Kinshasa hanno ottenuto risultati oltre le attese: le infrazioni accertate sono diminuite del 30 per cento, il numero degli incidenti si è dimezzato.

L’esito positivo della sperimentazione ha convinto il governo a finanziare l’installazione di semafori-robot anche per Lubumbashi, la seconda città del Paese. «Il ministro dei Trasporti è rimasto piacevolmente colpito dai miei umanoidi 100% congolesi e ha voluto dare il suo apporto», dice fiera. Anche la gente comune ha dimostrato di apprezzare questi strani androidi. «La loro popolarità si spiega facilmente», chiarisce Alfred Tanganika, di professione autotrasportatore. «A differenza dei poliziotti corrotti che presidiano gli incroci, i robot non estorcono nulla agli autisti». E lavorano in maniera indefessa anche di notte, quando le strade cittadine diventano un far west.

Nella sede di Women’s Technologies c’è aria di soddisfazione. «Lavoriamo ogni giorno per migliorare i nostri prodotti, anche perché vogliamo esportare i robot-semaforo nel Congo Brazzaville e in Angola», spiega Joelle Ndovia-Wasingia, alle prese con la riparazione di un automa accidentato nell’officina sempre in attività.

Crollo di incidenti stradali

Al momento sono attivi una decina di “robocop”, tra Kinshasa e Lubumbashi. Alti due metri e mezzo, pesano 250 chili e sono in alluminio per resistere alle piogge equatoriali. Vanno a energia solare, con i pannelli fotovoltaici sulla testa. Grazie a un ingegnoso sistema di illuminazione e di rotazione del busto, gestiscono il traffico come un vigile e come un semaforo al tempo stesso. Le loro braccia si alzano e il petto si illumina di rosso in segno di stop, mentre il palmo delle mani diventa verde per dare il via alle vetture su un’altra arteria. Infine, negli occhi o nelle spalle dei robot sono fissate telecamere che monitorano il traffico e che – confida Thérèse – «presto potranno segnalare infrazioni e comminare multe».

Da quel momento, c’è da scommetterci, la loro popolarità crollerà. «Sinceramente, l’unica cosa che mi interessa è constatare la drastica diminuzione di feriti e morti per incidenti stradali là dove sono entrate in funzione le mie creature». Nei prossimi mesi, sulle strade del Congo arriverà Moseka, l’ultima ideazione di Women’s Technologies. «Avrà le sembianze di un’agente alta tre metri. Per contrastare i pregiudizi di genere. E coi suoi occhi cibernetici collegati alle centrali di polizia veglierà sulla sicurezza delle donne sulla strada».

(testo di Valentina G. Milani – foto di Bruno Zanzottera / Parallelozero)

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