Il principale leader dell’opposizione tanzaniana, Tundu Lissu, incita i suoi sostenitori radunatisi in tribunale per la sua ultima udienza in un processo per tradimento, il 19 maggio 2025. Lissu, tuttora in carcere, è accusato di aver istigato la popolazione alla rivolta e di aver tentato di ostacolare lo svolgimento delle elezioni – poi tenutesi il 29 ottobre tra disordini, repressione e accuse di brogli –, un reato che in Tanzania prevede la pena di morte. Foto di Ericky Boniphace/Afp.
A mesi di distanza dalla repressione governativa per soffocare le proteste contro le elezioni dello scorso ottobre nel Paese permagono paura e rabbia. Un bilancio ufficiale diffuso di recente dalle autorità conta poco più di 500 morti, ma le vittime reali sono probabilmente migliaia. Intanto la Gen Z tanzaniana prova a ritagliarsi nuovi spazi di dissenso e confronto pubblico.
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