Nigeria – Scontri interetnici, 55 morti

di Enrico Casale
Centrafrica: torna la guerra (ma era mai finita?)
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È di almeno 55 morti il bilancio delle violenze inter-comunitarie esplose negli ultimi due giorni nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria. Le violenze, secondo quanto riporta Agenzia Nova, sono scoppiate giovedì scorso a causa di una disputa tra giovani musulmani e cristiani in un mercato locale. Secondo quanto riferito dal commissario della polizia di Kaduna, Ahmad Abdur-Rahman, un totale di 22 persone sono state arrestate in relazione alle violenze, mentre le autorità locali hanno imposto il coprifuoco.

In una dichiarazione rilasciata ieri dal suo portavoce, il presidente Muhammadu Buhari ha condannato le violenze. «Nessuna cultura e religione sostiene il disprezzo per la santità della vita. La coesistenza pacifica è necessaria per il progresso di ogni società e per il suo benessere. La violenza non può essere un’alternativa alla pace, al contrario, fare affidamento sulla violenza porta alla massima autodistruzione: la violenza è un vento malato che non fa bene a nessuno, l’adozione della pace è una necessità», conclude la nota.

Da anni le regioni centro-settentrionali della Nigeria sono teatro di scontri tra i pastori nomadi fulani, in maggioranza musulmani, e agricoltori locali, in larga parte cristiani, causate in primo luogo dall’accesso alle risorse naturali. Gli agricoltori accusano i pastori e i loro bestiame di distruggere i raccolti, mentre i pastori accusano a loro volta gli agricoltori di uccidere i loro animali. La questione sta ora assumendo un’importante valenza politica alla luce delle elezioni del prossimo anno, con il presidente Buhari accusato da più parti di favorire i pastori fulani, sua etnia di appartenenza. Secondo l’organizzazione non governativa Amnesty International oltre 1.800 persone sono state uccise dall’inizio dell’anno in Nigeria a causa delle violenze del gruppo jihadista Boko Haram e degli scontri inter-comunitari fra agricoltori e pastori.

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