Nigeria: #endpolicebrutality oltre i confini, anche in Italia

di Celine Camoin
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Ha decisamente superato i confini della Nigeria il movimento di protesta in atto contro le violenze e gli abusi della polizia. In Italia, nel fine settimana, due calciatori nigeriani hanno sfruttato la popolarità del sabato di campionato per esprimere solidarietà e sensibilizzare il grande pubblico sulla questione.

Dopo i rispettivi gol contro la Juve e l’Atalanta, l’attaccante del Crotone e giocatore della nazionale nigeriana Simeon Tochukwu Nwankwo, detto Simy, e il centravanti del Napoli, Victor Osimhen, hanno esibito davanti al pubblico e alle telecamere, pugno alzato, magliette con scritto a mano #endpolicebrutality in Nigeria.

Dal Canada, il ministro della Giustizia dello Stato d’Alberta, il nigeriano Kelechi Kaycee Madu, si è unito al movimento di protesta e di solidarietà sui social network pubblicando una serie di tweet con l’hastag #endSARS, riferito alla squadra speciale anti-rapine (Sars), la più contestata. «Mio cugino, Chrisantus Nwabueze Korie, è stato assassinato dalla polizia nigeriana nell’aprile del 2013. Nonostante tutti i miei sforzi, la polizia non ha indagato sull’accaduto e ha persino tentato di ostacolare le mie ricerche» ha rivelato il politico.

In settimana, anche il CEO di Twitter, lo statunitense Jack Dorsey, si è unito alla protesta, chiedendo donazioni in bitcoin e facendo eco a messaggi della coalizione femminista nigeriana che centralizza gli aiuti.

La squadra speciale della polizia Sars era da anni nel mirino delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, ma la protesta è diventata virale in questo mese di ottobre, dopo la diffusione di immagini shock di abusi commessi dalla polizia.

In Nigeria, nonostante lo scioglimento dell’unità incriminata, continuano le proteste. Ieri, il governatore dello Stato di Osun, Adegboyega Oyetola, che stava manifestando con gli attivisti contro le sopraffazioni delle forze dell’ordine, ha denunciato di essere sopravvissuto a un tentativo d’uccisione da parte di teppisti che hanno fatto irruzione per seminare violenza.  

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