La Namibia potrebbe allentare progressivamente in alcune aree le restrizioni introdotte dopo la scoperta di un focolaio di afta epizootica, una volta valutati i risultati della sorveglianza rafforzata.
Secondo il ministero dell’Agricoltura, della Pesca, dell’Acqua e della Riforma fondiaria, tra il 22 e il 25 settembre sono stati raccolti 199 campioni nelle regioni di Kharas, Khomas, Omaheke, Otjozondjupa e Oshana. Diciassette sono risultati positivi, tutti nel distretto veterinario di Karasburg, dove il focolaio era stato individuato il 22 settembre.
Il ministro dell’Agricoltura Charles Mubita ha precisato che è ancora in corso il periodo di incubazione di 14 giorni e che i risultati della sorveglianza permetteranno alle autorità di stabilire «come, dove e quando» revocare gradualmente le misure.
Le restrizioni, introdotte il 23 settembre, comprendono la sospensione degli spostamenti nel Paese di ruminanti e altri animali a unghia fessa e dei loro prodotti, oltre allo stop fino a nuovo ordine delle relative importazioni ed esportazioni.
L’afta epizootica è una malattia virale acuta ed estremamente contagiosa che colpisce gli animali ungulati (bovini, suini, ovini, caprini e selvatici), caratterizzata da febbre e lesioni vescicolari.
Il governo considera il focolaio un rischio rilevante per l’economia e per il settore zootecnico. Nel 2025 la filiera bovina ha generato oltre 2,1 miliardi di dollari namibiani (105 milioni di euro) di entrate in valuta estera. Il Sindacato agricolo della Namibia ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza, mentre gli operatori del settore temono ripercussioni su allevatori, macelli, lavoratori e comunità rurali.



