Mozambico | Il Nord sotto la morsa del terrorismo

di Enrico Casale
terrorismo

Non c’è pace per il Nord del Mozambico. Dopo mesi di attacchi ai villaggi con decine di morti e feriti, i blitz si sono concentrati sulle strade principali, bloccando di fatto la vita sociale ed economica dell’intera regione. «Il viaggio dall’aeroporto di Pemba fino al distretto di Mocimboa da Praia ci ha riservato uno spettacolo desolante. Alle devastazioni del ciclone Iday che ha raso al suolo tutto ciò che ha incontrato, si aggiungono le distruzioni da parte dei miliziani. Villaggi interi abbandonati dagli abitanti che, per timore, non osano rientrare», racconta all’Agenzia Fides suor Mariaelena Aceti, consigliera generale delle suore di San Giuseppe di Chambéry, appena ritornata in Italia da una visita alle comunità locali della sua congregazione.

I miliziani hanno adottato una strategia particolarmente violenta. Non si limitano a terrorizzare i contadini, ma li uccidono a sangue freddo, senza pietà. Nelle ultime settimane hanno iniziato a mitragliare i minibus. Ma chi sono questi miliziani? Nota la religiosa: «Nessuno lo sa con precisione. Si dice che siano giovani locali. Si parla di membri di movimenti jihadisti. Di sicuro ci sono anche stranieri, tanzaniani, o mozambicani che sono stati in Tanzania e sono rientrati. Per questo motivo le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli alla frontiera».

A luglio, mons. Luiz Fernando Lisboa, vescovo della diocesi di Pemba, ha scritto una Lettera aperta al Popolo di Capo Delgado, parlando di questa situazione dimenticata dal mondo. Il presule ha lanciato un appello al popolo: «Non rassegniamoci alla violenza e non stanchiamoci di chiedere giustizia e pace». Il vescovo osserva: «Come fantasmi, i ribelli (a chi o a che cosa) compaiono e scompaiono senza farsi vedere, lasciando soltanto dietro di sé resti di disastri. Ma sappiamo che i fantasmi non esistono. È un pezzo di lenzuolo che nasconde qualcosa o qualcuno. Dobbiamo togliere questo lenzuolo per smascherare chi si nasconde dietro».

«Il sospetto – continua suor Mariaelena – è che, dietro questi attacchi, si nascondano interessi economici per lo sfruttamento delle risorse naturali. Questa regione è ricchissima di pietre preziose (rubini), legno pregiato e, soprattutto petrolio. Si teme anche che ci possano essere traffici di organi e di sostanze illecite. Mons. Luiz ha chiesto investigazioni precise e chiare».

In realtà le forze dell’ordine sono state schierate in massa solo poco prima delle elezioni del 15 ottobre, ma non sono riuscite a fermare gli attacchi. Le parole di mons. Luiz sono state contestate e definite «disfattiste» dai sostenitori e dalla stampa vicina al presidente Filipe Nyusi.

«La situazione – conclude suor Mariaelena – è molto triste e preoccupante. Gli ingressi e le uscite da Mocímboa da Praia sono permessi solo a convogli scortati da militari. La circolazione è limitata. La gente ha paura. Gli stessi religiosi temono per la loro incolumità. E questo avviene nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione di massa».

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