L’Egitto riapre due piramidi chiuse dal 1965

di Enrico Casale
necropoli di Dahshur
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Per la prima volta dal 1965, l’Egitto ha aperto al pubblico due delle sue più antiche piramidi, situate a circa 40 chilometri a sud del Cairo. Secondo quanto riporta il sito Ansa.it, si trovano nella necropoli di Dahshur, che fa parte della necropoli di Menfi, un sito inserito da anni nell’elenco dei siti del Patrimonio mondiale dell’Unesco.

La cosiddetta piramide romboidale, che fu costruita durante l’Antico Regno del Faraone Snefru, intorno al 2600 a.C., è unica, in quanto ha due strutture interne. Il ministro delle Antichità Khaled el-Anany ha spiegato che rappresenta una forma di transizione tra la piramide a gradoni di Djoser (2667-2648 a.C.) e la piramide di Meidum (2600 a.C.).

Gli archeologi egiziani, inoltre, hanno scoperto una raccolta di pietre, sarcofagi di argilla e legno, alcuni dei quali con mummie, nella zona. Oltre a maschere funerarie di legno e strumenti usati per tagliare pietre, risalenti al Periodo Tardo dell’Egitto (664-332 a.C.).

Questa riapertura è parte di una strategia di rilancio del turismo in Egitto, comparto che rappresenta una delle principali fonti di valuta estera del Paese. Egitto e il Mar Rosso hanno vissuto nel recente passato un periodo di crisi dal punto di vista turistico, ma oggi la situazione sta cambiando: il Mar Rosso in generale – Sharm El Sheikh, Hurghada, Marsa Alam – è tornato a essere una delle mete preferite dal turismo internazionale e italiano. L’Egitto è in una fase di netta ripresa, avendo registrato, nel corso del 2018, la presenza di 11.346.389 turisti internazionali. L’Italia è stato il quarto Paese europeo in termini di arrivi dopo Germania, Ucraina e Regno Unito, con un +65% rispetto al 2017. Le prenotazioni per l’anno 2019 evidenziano, ad oggi, una crescita del 100% sul 2018.

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