Mentre uno sciopero generale e decine di migliaia di manifestanti hanno paralizzato ieri la città di Gabes, nel sud della Tunisia, per chiedere la chiusura di un impianto chimico statale accusato di gravi danni ambientali, sul tema è intervenuto il presidente tunisino Kais Saied. Il capo dello Stato, in un incontro con la premier Sarra Zaafrani Zenzr, ha parlato di “assassinio ambientale” attribuendo la responsabilità alle precedenti autorità. Saied ha elogiato “il coraggio della popolazione di Gabes” e promesso che “ogni responsabile dovrà rispondere davanti alla legge”. Ha ricordato gli sforzi di ricercatori e ingegneri locali per porre fine al disastro ecologico, denunciando gli sprechi e le manovre del passato per “svendere” il polo industriale.
Il governo, stretto tra crisi finanziaria e proteste sociali, teme che i disordini di Gabes si estendano ad altre regioni dove la disoccupazione e i tagli ai servizi pubblici alimentano un crescente malcontento.
I manifestanti chiedono misure concrete, non solo promesse. Le manifestazioni, sostenute dal sindacato Ugtt (Unione Generale Tunisina del Lavoro), stanno bloccando da giorni negozi, scuole e mercati nella città costiera, epicentro di una crescente protesta contro l’inquinamento e la crisi economica.
I manifestanti, scandendo slogan come “Gabes vuole vivere”, denunciano gli scarichi del complesso di fosfati Cgt, che secondo un audit diffonde ogni giorno fino a 15.000 tonnellate di rifiuti tossici nel Mediterraneo. I gruppi ambientalisti segnalano la distruzione della vita marina e un forte aumento di malattie respiratorie e oncologiche.



