Israele – Strage di Gaza, il silenzio africano

di Enrico Casale
palestinesi

Dopo il bagno di sangue nella Striscia di Gaza, in cui sono morte una sessantina di palestinesi, Israele sta subendo a un’ondata di condanne internazionali. Di fronte a queste condanne, fa discutere il (quasi) silenzio della maggior parte degli Stati africani che riflette un certo malessere delle cancellerie intorno alla questione palestinese. Un silenzio che ha due cause principali: la pressione degli Stati Uniti e il lungo lavoro diplomatico della diplomazia israeliana nel continente.

Poche le reazioni contro Israele. Solo il Sudafrica ha richiamato il suo ambasciatore da Tel Aviv. Il presidente della commissione dell’Unione africana ha rilasciato una dichiarazione in cui ha blandamente condannato «l’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito israeliano». Moussa Faki Mahamat ha sottolineato «che il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme non può che aggravare le tensioni nella regione». Da parte sua, il Senegal ha chiamato «l’Umma islamica e le Nazioni Unite a mobilitarsi per porre fine a questa tragedia umana». E Macky Sall ha riaffermato il suo «forte impegno per i diritti legittimi dei nostri fratelli e sorelle della Palestina a uno Stato indipendente e sovrano con Al Quds Al Sharif (Jersualem Est] come sua capitale».  Ma Senegal e Israele hanno relazioni difficili dopo che nel dicembre 2016 Dakar ha ottenuto una risoluzione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta gli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Lunedì, Mohammed VI, nella sua veste di Presidente del Comitato Oic, incaricato di monitorare la situazione a Gerusalemme, ha parlato del trasferimento dell’ambasciata Usa, ribadendo il suo «rifiuto di questo atto unilaterale, contrario alla volontà della comunità internazionale».

Dalla maggior parte delle capitali africane è giunto solo silenzio. «In questo momento gli africani stanno osservando perché pensano che non spetta a loro fare il primo passo. Stanno aspettando che la Lega Araba si manifesti prima di seguire l’esempio», ha detto Alhadji Bouba Nouhou, insegnante presso l’Università di Bordeaux-Montaigne. Quindi, perché questo disagio su una questione palestinese attorno alla quale l’Africa è stata a lungo un blocco? «È una debolezza della nostra diplomazia multilaterale. Quando si è trattato del regime di apartheid sudafricano, della Namibia e di altre questioni, l’Africa è stata quasi unanime. Oggi è stato sfilacciato a causa delle pressioni di Stati Uniti e Israele», ha dichiarato il diplomatico senegalese Falilou Kane, ex ministro ed ex presidente della commissione per i diritti palestinesi all’Onu. Quando gli Stati Uniti ti dicono: «Se voti contro di me, ti interrompo gli aiuti», ci sono molti Paesi che al massimo si asterranno.

La mancanza di interesse di Trump in Africa coincide con il crescente interesse israeliano nel continente che da anni, ormai, sta tessendo una fitta rete di rapporti diplomatici fatta di sostegno allo sviluppo e appoggio politico nelle sedi internazionali. Un lavoro che, in occasione di crisi come quella attuale, dà i suoi frutti.

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