Guinea, la maledizione della bauxite: record di export e terre martiri

di Tommaso Meo

di Céline Camoin

Nella regione di Boké, l’aumento della domanda globale di alluminio alimenta un’emergenza ambientale e sociale senza precedenti. Tra polvere tossica e indennizzi irrisori, la popolazione locale resta esclusa dalla ricchezza del sottosuolo

In Guinea, l’espansione incontrollata delle miniere di bauxite sta trasformando la regione di Boké in un territorio martire, dove la polvere rossa dei giacimenti soffoca la vita quotidiana dei residenti e distrugge l’ecosistema locale. Come raccontato di recente da Afrique XXI in un reportage firmato dalla giornalista Ludivine Blazy, l’estrazione mineraria in questo Stato dell’Africa occidentale non ha portato la prosperità sperata, ma ha generato una crisi ambientale e sociale senza precedenti.

In un decennio, la Guinea è diventata il più grande fornitore globale di bauxite, il minerale necessario per la produzione di alluminio, vedendo crescere le proprie esportazioni del 25% solo tra il 2024 e il 2025. Boké, nel nord-ovest del Paese, ospita oltre la metà delle riserve nazionali, stimate in 40 miliardi di tonnellate dal Ministero delle Miniere e della Geologia della Guinea.

Spinta dall’industria dei veicoli elettrici, si prevede che la domanda di alluminio (e quindi di bauxite) aumenterà di un ulteriore 30% entro il 2030, secondo l’Irena. Anche per questo motivo, nel dicembre 2025 sono iniziati i lavori per la prima raffineria di allumina del Paese a Boké.

L’attività estrattiva condotta nella regione dalla Smb (Société Minière de Boké), un consorzio franco-sino-singaporiano, e da una dozzina di altre compagnie, ha però trasformato il paesaggio in una distesa di polvere tossica. Le comunità locali denunciano la distruzione delle terre coltivabili e l’inquinamento dei corsi d’acqua, fattori che rendono impossibile l’agricoltura di sussistenza e l’accesso all’acqua potabile.

I residenti vivono immersi in una coltre rossa che penetra nelle abitazioni e causa gravi patologie respiratorie. La visibilità ridotta sulle strade a causa della polvere di laterite provoca anche frequenti incidenti stradali, mentre la presenza massiccia di navi minerarie allontana i pesci, costringendo i pescatori artigianali a spingersi al largo con imbarcazioni inadeguate.

Nonostante la Guinea sia ai vertici della produzione mondiale, i profitti non ricadono sulla popolazione. «Sono sessant’anni che la Guinea sfrutta i suoi minerali. E l’aumento delle entrate nazionali non si è mai tradotto in un aumento del tenore di vita della popolazione», ha osservato Oumar Totiya Barry, responsabile dell’Osservatorio Guineano delle Miniere e dei Metalli. Le somme investite dalle multinazionali raggiungono cifre miliardarie, ma il valore reale percepito dalle comunità rimane irrisorio. Ad esempio, gli indennizzi versati per l’esproprio dei terreni, spesso pari a pochi milioni di Gnf (poche centinaia di euro), non sono sufficienti a garantire un futuro alle famiglie che hanno perso la loro unica fonte di reddito.

Il reportage di Afrique XXI sottolinea inoltre il ruolo del ministero delle Miniere e della Geologia e del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, accusati di non vigilare a sufficienza sul rispetto delle norme ambientali. Le infrastrutture, come le strade utilizzate dai camion carichi di minerale, attraversano i villaggi senza alcuna protezione, esacerbando il disagio dei cittadini.

Mentre il Paese continua a scalare le classifiche mondiali dell’export, la “regione martire” di Boké resta intrappolata in un paradosso dove la ricchezza del sottosuolo si traduce in povertà e malattie per chi la abita.

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