Etiopia al voto, test per Abiy Ahmed

di Marco Trovato

Dopo due rinvii dovuti alla pandemia di covid-19 e nel mezzo di due forti crisi politiche interne (la guerra in Tigray e l’instabilità nella regione Oromia), oggi gli etiopi si recano alle urne per le elezioni legislative.

In molti in Etiopia ritengono che il governo di Abiy Ahmed sia un esecutivo di transizione che ha tamponato l’emergenza emersa con le dimissioni dell’ex premier Hailemariam Desalegn. Per questo motivo Abiy Ahmed cercherà, attraverso il voto, una legittimità al suo potere. Quindi, se il suo Partito della prosperità vincerà le elezioni, il premier potrebbe uscirne rafforzato. Ciò, secondo molti analisti, gli permetterebbe di portare avanti le riforme politiche ed economiche che hanno subito un rallentamento.

La sesta elezione nazionale dopo la caduta del negus rosso Menghistu Hailè Mariam sarà anche la prima alla quale non parteciperà il Fronte popolare di liberazione del Tigray. Dopo aver governato per quasi trent’anni, con l’ascesa di Abiy Ahmed è stato progressivamente emarginato e, dopo la guerra in Tigray, è stato addirittura dichiarato “gruppo terroristico” dalla Camera dei Rappresentanti. Nel Tigray, dove non si voterà, la guerra però continua. I ribelli tigrini, rintanati nei loro rifugi sulle montagne, escono periodicamente per attaccare convogli dell’esercito federale o delle forze armate eritree. L’instabilità continua non potrà non sentirsi anche nelle urne.

Infine, queste elezioni si svolgono sulla scia di massicci spostamenti interni di persone. Ciò è stato innescato dall’elevata polarizzazione etnica e dai conflitti etnici di sempre. Un’eredità con la quale l’attuale governo si è trovato a fare i conti e che ha cercato di affrontare con soluzioni politiche anche se non sempre è riuscito a trovare una quadra.

Ma quali sono le previsioni per queste elezioni? Il Partito della prosperità ha attualmente la maggioranza dei seggi in parlamento e rimane il favorito per vincere queste elezioni. Ciò è dovuto principalmente al fatto che il suo concorrente, Ethiopian Citizens for Social Justice (Ezema), non correrà in molte aree. La polarizzazione etnica è la ragione per cui molti partiti di opposizione non stanno schierando candidati in molti collegi elettorali al di fuori dei loro bastioni. Anche altri partiti più piccoli, come il National Movement of Amharas (NaMA) e Bladeras for Democracy, sono in competizione in meno regioni e città.

Detto questo, gli etiopi, da quanto risulta dai media locali, riversano molte speranze su questo voto. Molti sperano che il nuovo governo, a settembre, sia determinato ad affrontare le questioni di pace e sicurezza interna. Sperano che possa mitigare i conflitti etnici e inaugurare un periodo di riconciliazione e dialogo politico.

Tra le questioni più urgenti della campagna elettorale c’era anche la necessità di riforme costituzionali. Questa richiesta è stata espressa più fortemente dai partiti politici di opposizione rispetto al partito al potere. Ma, dato che il primo ministro è riformista, si prevede che alcune riforme costituzionali potrebbero essere inevitabili.

Queste riforme potrebbero includere modi per affrontare il fragile assetto etnico federale. Potrebbero anche rafforzare il governo federale e la sua capacità di affrontare gli scontri interetnici e gli sfollamenti interni.

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