L’ambientalista britannico Iain Douglas-Hamilton, figura di riferimento nella tutela degli elefanti e fondatore dell’Ong Save the Elephants, è morto all’età di 83 anni a Nairobi. Lo ha annunciato l’associazione, spiegando che Douglas-Hamilton è deceduto lunedì nella sua abitazione nella capitale keniana.
Considerato un pioniere degli studi sugli elefanti, Douglas-Hamilton è ricordato per avere rivoluzionato la conoscenza scientifica di questi animali con ricerche innovative che ne hanno approfondito comunicazione, strutture sociali e comportamenti migratori. Nato e cresciuto nel Regno Unito, aveva iniziato la sua carriera accademica in zoologia a Oxford, per poi trasferirsi ventitreenne in Tanzania a studiare gli elefanti del parco nazionale del lago Manyara. Ha trascorso gran parte della vita in Africa, lavorando in Uganda e Tanzania prima di stabilirsi definitivamente in Kenya con la famiglia.
Il direttore di Save the Elephants, Frank Pope, ha ricordato il contributo del fondatore sottolineando che Douglas-Hamilton “ha cambiato il futuro degli elefanti e di molte persone nel mondo”, citando coraggio, determinazione e rigore scientifico come tratti distintivi del suo lavoro.

Di fronte all’escalation del bracconaggio alla fine degli anni Settanta, Douglas-Hamilton aveva progressivamente abbandonato la ricerca accademica per dedicarsi alla protezione diretta dei pachidermi. Negli anni Ottanta denunciò un vero e proprio “olocausto degli elefanti”, documentando l’entità del massacro con metodi pionieristici, tra cui l’uso della sorveglianza aerea per il censimento delle popolazioni. Il suo lavoro contribuì in modo decisivo alla campagna internazionale che portò al bando globale del commercio dell’avorio nel 1989. Le sue attività non furono prive di rischi: lui e la moglie volavano muniti di giubbotti antiproiettile per proteggersi da eventuali colpi dei bracconieri.
Nel 1993 fondò Save the Elephants, introducendo l’uso del tracciamento Gps e tecniche di monitoraggio che oggi rappresentano standard internazionali nella conservazione della fauna. Con la moglie Oria pubblicò due libri premiati, diventando una delle voci più autorevoli e incisive nella difesa dei grandi mammiferi africani.
Il quotidiano britannico The Telegraph gli ha recentemente dedicato un articolo affermando che “se oggi in Africa esistono ancora elefanti, è grazie a quest’uomo”.



