Darfur, strage nel campo profughi. Dichiarato lo stato d’emergenza

di Stefania Ragusa
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Almeno 83 morti e un numero imprecisato di feriti; diverse case distrutte e circa 50.000 persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni: questo il bilancio delle violenze divampate nel campo profughi di Krinding, a El Geneina (nella foto), la capitale del Darfur occidentale. Di fronte a questo eccidio, il governatore Mohamed Abdallah Al Douma ha dichiarato lo stato di emergenza e ha dispiegato centinaia di militari per ripristinare la sicurezza. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle autorità, la strage ha preso il via venerdì quando un membro della tribù masalit ha ucciso un membro di una tribù araba nell’ambito di una controversia personale. L’assassino è stato arrestato e il pubblico ministero dello stato ha aperto un’indagine su quanto accaduto. Sabato mattina, però, uomini armati provenienti da diverse parti del Darfur hanno attaccato il campo per vendetta.

“Perché hanno attaccato il campo? – si è chiesto il governatore -. Non sappiamo se l’assassino proviene da quella struttura, ma anche se provenisse da lì, perché prendersela con così tante persone? Il suo è stato un atto individuale. Gli assalitori hanno bruciato più di un terzo del campo e ucciso un grande numero di persone ”. Migliaia di sfollati interni sono fuggiti dal campo a causa delle violenze.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso profonda preoccupazione per l’escalation della violenza nel Darfur occidentale e ha invitato le autorità sudanesi a “spendere tutti gli sforzi” per porre fine ai combattimenti e proteggere i civili. Le ha anche invitate a “porre fine ai combattimenti, ripristinare la legge e l’ordine e garantire la protezione dei civili, in conformità con il piano nazionale per la protezione civile del governo”. Guterres ha espresso le sue condoglianze alle famiglie in lutto e ha augurato una pronta guarigione ai feriti. L’esplosione di violenza si è verificata due settimane dopo che la missione di mantenimento della pace condotta da Unione Africana e Nazioni Unite (Unamid) ha terminato le sue operazioni. I caschi blu si stanno attualmente ritirando e il processo dovrebbe essere completato entro la fine di giugno 2021.

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