di Céline Camoin
Un rapporto dell’Osservatorio congolese sui diritti umani descrive un Paese che si avvia al voto in contesto di povertà diffusa e gravi carenze nella tutela dei diritti umani
La Repubblica del Congo si avvicina alle cruciali scadenze elettorali del 2026 in un clima di tensione politica e fragilità economica, caratterizzato dalla persistente egemonia del Pct (Parti Congolais du Travail) e da una profonda crisi sociale che vede quasi la metà della popolazione vivere in condizioni di estrema povertà. Secondo un rapporto diffuso in questi giorni dall’Osservatorio congolese sui diritti umani (Ocdh), il Paese africano resta dominato dalla figura del presidente Denis Sassou Nguesso, al potere dal 1997, il quale esercita un controllo capillare su tutte le istituzioni pubbliche, limitando di fatto lo spazio di manovra di un’opposizione che, pur partecipando formalmente ai processi democratici, dispone di scarsi mezzi finanziari e di un accesso quasi nullo ai media statali.
L’analisi dell’Ocdh mette in luce come la gestione della cosa pubblica sia segnata da una preoccupante mancanza di trasparenza e da una debolezza strutturale dei meccanismi di controllo indipendente. In vista del voto presidenziale fissato per il 15 marzo, l’organizzazione sottolinea che le preoccupazioni riguardano principalmente l’imparzialità degli organi incaricati di gestire le elezioni e la sicurezza dei candidati rivali, in un contesto dove la concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo appare quasi assoluta. Le criticità sollevate dalla società civile e dai media indipendenti evidenziano sfide persistenti in termini di corruzione e responsabilità delle istituzioni, che minano il godimento dei diritti civili fondamentali nel Paese.
Sul versante economico, nonostante le proiezioni per il 2025 indichino una possibile ripresa del Pil con tassi di crescita compresi tra l’1,8% e il 4,4%, la stabilità del Paese rimane legata a doppio filo alle oscillazioni del mercato petrolifero internazionale. Sebbene il governo guidato dal primo ministro Anatole Collinet Makosso stia tentando di diversificare le entrate attraverso riforme del ministero dell’Economia e una migliore gestione del debito pubblico, il petrolio costituisce ancora l’ossatura della ricchezza nazionale. Questa dipendenza espone il Paese a shock esterni che colpiscono duramente le fasce più deboli, aggravate da un’inflazione che erode il potere d’acquisto dei cittadini.
La situazione sociale descritta dall’Osservatorio è drammatica, poiché quasi un cittadino su due sopravvive con meno di 2,15 dollari (circa 2,04 euro) al giorno. L’insicurezza alimentare colpisce duramente le aree rurali a causa di infrastrutture agricole carenti e dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. L’Ocdh intende quindi mettere in luce attraverso la propria attività di monitoraggio i disfunzionamenti e i casi di violazione dei diritti umani constatati nel periodo di riferimento, sottolineando come le carenze nei settori della sanità, dell’istruzione e della protezione sociale abbiano un impatto diretto sulla vita quotidiana dei congolesi.
L’analisi dell’Ocdh rivela un persistente paradosso strutturale: la Repubblica del Congo dispone di un quadro giuridico e istituzionale relativamente completo, conforme a numerosi impegni internazionali e regionali, ma questi standard rimangono in gran parte inefficaci nella pratica. Pertanto, la Legge Mouebara sulla violenza contro le donne, la legge sulla protezione delle persone con disabilità, la legge sul diritto d’asilo e la recente legge sulla protezione degli anziani soffrono tutte di una palese mancanza di attuazione, diffusione e meccanismi efficaci di monitoraggio e applicazione.
L’Ocdh rileva con profonda preoccupazione l’atteggiamento ambivalente del governo nei confronti di due categorie di gravi crimini commessi ripetutamente nella Repubblica del Congo: la tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, da un lato, e le sparizioni forzate, dall’altro. Per quanto riguarda la tortura, il Congo ha ratificato la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti il 30 luglio 2003. Tuttavia, questo impegno internazionale è minato dalla mancanza di una legislazione interna efficace, in particolare dall’adozione di una legge specifica che criminalizzi la tortura e stabilisca meccanismi efficaci di perseguimento e punizione.
Per quanto riguarda le sparizioni forzate, il Congo ha firmato la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate il 6 febbraio 2007, ma non l’ha ancora ratificata. Questa situazione è tanto più preoccupante se si considera che i casi di sparizioni vengono regolarmente segnalati, contribuendo a un clima di impunità strutturale. Nel rapporto di oltre 200 pagine, circa 50 dei casi di sparizioni identificati tra Brazzaville e Pointe-Noire sono già stati documentati e le famiglie continuano a segnalarne altri.



