Conflitti e violenze colpiscono l’istruzione in Africa occidentale

di claudia

di Andrea Spinelli Barrile

Tre milioni di bambini non potranno tornare a scuola quest’anno in Africa occidentale a causa delle violenze e conflitti in corso. Sono numeri allarmanti quelli riportati dal Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia e del Consiglio norvegese per i rifugiati, secondo cui il numero di scuole chiuse dal 2019 è quasi raddoppiato.

Quasi 15.000 scuole in Africa occidentale e centrale sono state costrette a chiudere a causa della violenza e dei conflitti in corso. A dare questi numeri è un report del Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia (Unicef) e del Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), secondo cui, dal 2019, il numero di chiusure è quasi raddoppiato, passando da meno di 8.000 a oltre 14.800. Il report è stato pubblicato in occasione della Giornata internazionale per proteggere dell’educazione dagli attacchi armati, celebratasi nei giorni scorsi.

Si stima che quest’anno tre milioni di bambini siano stati colpiti dalla chiusura delle scuole a causa di violenze e conflitti, in un momento in cui i tagli agli aiuti globali minacciano di compromettere gli sforzi per garantire la sicurezza dei bambini e consentire loro di continuare a studiare nelle aree colpite da conflitti. “Dietro ogni porta chiusa di un’aula c’è un bambino che porta con sé cicatrici invisibili. Lo stress, la paura e l’incertezza che i bambini provano quando le scuole vengono attaccate o chiuse possono essere dannosi quanto la perdita dell’apprendimento stesso. Dobbiamo investire urgentemente nel supporto psicosociale e in ambienti di apprendimento sicuri, affinché i bambini possano guarire, ritrovare un senso di normalità e ricostruire la speranza per il loro futuro” ha detto Hassane Hamadou, direttore regionale dell’Nrc per l’Africa occidentale e centrale.

Ragazza a scuola

Nell’ultimo anno, la Repubblica democratica del Congo e la Nigeria hanno registrato i maggiori aumenti delle chiusure delle scuole e, nel frattempo, nel Sahel centrale si è registrato un leggero aumento delle chiusure scolastiche, a partire da gennaio 2024. In Camerun si sono fatti alcuni progressi, con la riapertura delle scuole nel nord-ovest e nel sud-ovest, nonostante la persistente insicurezza.

Le ragazze adolescenti sono tra le più colpite: gli attacchi alle scuole e le chiusure prolungate aggravano le disuguaglianze di genere esistenti, favorendo matrimoni precoci e gravidanze precoci, con le ragazze che sono spesso le prime ad abbandonare la scuola e le ultime a tornarci quando queste strutture educative vengono attaccate o interrotte. Le conseguenze vanno ben oltre la perdita di anni di apprendimento: bambini e insegnanti che sopravvivono agli attacchi nelle scuole possono subire traumi duraturi, problemi di salute e stigmatizzazione, rendendo ancora più difficile riprendere l’istruzione e ricostruire il proprio futuro.

“Le scuole sono più di semplici luoghi di apprendimento: sono un’ancora di salvezza, un rifugio e una casa in tempi di crisi. L’istruzione protegge i bambini, restituisce la speranza e offre loro la possibilità di ricostruire il proprio futuro” ha detto Gilles Fagninou, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa occidentale e centrale.

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