Città d’Africa | Un altro miliardo in metropoli entro il 2050

di Pier Maria Mazzola
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Opportunità e rischi di una migrazione inarrestabile che nei prossimi 30 anni creerà nuovi scenari urbani. Dalla promessa di miglioramento della qualità della vita ai problemi sociali legati a inquinamento, condizioni igieniche e accesso ai servizi

È nello sviluppo delle città, anzi delle metropoli, la chiave dello sviluppo dell’Africa. Entro il 2050, megalopoli come Il Cairo, o metropoli come Nairobi, Lagos, Dar es Salaam, Onitsha, Khartoum, Kinshasa, Addis Abeba, Johannesburg e tutte le altre città africane, soprattutto quelle a sud del Sahara, vedranno la loro popolazione crescere di 950 milioni di persone. Mentre infatti le grandi città asiatiche e americane sono in fase di stabilizzazione, per quelle africane è prevista da gran parte delle proiezioni demografiche una crescita continua. Si tratta di un fenomeno che, alla prova dei fatti, non è così lineare come sembra, ma anzi merita di essere approfondito e dettagliato quanto più possibile. Per comprendere le dinamiche che stanno trainando i processi di urbanizzazione in Africa, la Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) ha avviato un progetto di ricerca molto complesso dal titolo “Urbanisation in Africa”. Il progetto si inserisce all’interno del programma di ricerca “Firms and Cities Towards Sustainability” (Facts), coordinato dal professor Stefano Pareglio e composto dai ricercatori Gianni Guastella, Enrico Lippo, Massimiliano Rizzati e Riccardo Spani.

Dalla campagna alla città: cambia la demografia urbana

«Nei Paesi in via di sviluppo – ha spiegato Enrico Lippo, ricercatore Feem che sta lavorando al progetto – la demografia urbana sta cambiando radicalmente sotto la pressione della migrazione dalle campagne alle città. La crescita urbana globale dei prossimi trent’anni avrà luogo principalmente in Africa e Asia, ma se in Asia è prevista una stabilizzazione della popolazione urbana, in Africa si prospetta una crescita costante. Considerando l’esperienza degli scorsi decenni, questa crescita si concentrerà soprattutto nelle capitali e in alcune città di secondo livello».

Nonostante un’urbanizzazione concentrata crei opportunità tramite economie di agglomerazione e accesso al lavoro e servizi primari, essa genera anche problemi sociali legati al traffico, alla gestione dei rifiuti, alla fornitura dell’acqua, all’accesso a buone condizioni igieniche e a una rete moderna di distribuzione dell’energia. «Come mostra l’esperienza di altri Paesi in via di sviluppo, quando i cambiamenti strutturali dell’economia non vanno di pari passo con una rapida urbanizzazione, questo risulta in un’espansione urbana diffusa sul territorio. Il fenomeno si accompagna con la marginalizzazione delle periferie caratterizzate da una bassa qualità della vita, a volte anche inferiore rispetto alle zone rurali».

«”Urbanisation in Africa” – ha aggiunto Lippo – vuole indagare come modelli alternativi di sviluppo urbano, con diversi livelli di concentrazione spaziale, contribuiscano allo sviluppo economico, al miglioramento delle condizioni sociali della popolazione delle zone marginalizzate, all’aumento della resilienza a eventi climatici estremi. Saranno utilizzati approcci quali l’analisi di tipo quantitativo di confronto tra città, analisi geografiche, articolazione di casi studio. L’obiettivo sarà fornire una piena conoscenza dei molteplici aspetti coinvolti nel processo di urbanizzazione in Africa».

Urbanizzazione sinonimo di sviluppo economico?

I temi della ricerca sono molto ampi e i lavori non saranno conclusi prima del 2021. Nel frattempo, però, i ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei stanno animando una serie di incontri e di dibattiti per stimolare la discussione intorno ai temi delle loro attività di ricerca. Alla fine di settembre a Milano, presso la sede Feem, si è svolto un interessante e molto partecipato workshop,Challenges and Opportunities towards a Sustainable Growth for Africa’s Cities, organizzato in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia.

«Scopo del workshop – ha chiarito Enrico Lippo – è stato quello di far emergere alcuni specifici aspetti della crescita urbana in Africa aprendo il dialogo anche a ricercatori provenienti da università africane». Fra questi, George Owusu, della University of Ghana, che ha presentato una ricerca relativa allo sviluppo urbano del suo Paese, dove il livello di urbanizzazione ha raggiunto il 57%: 3 ghanesi su 5 vivono in una delle grandi città e Accra, la capitale, con i suoi quasi 4,5 milioni di abitanti fa la parte del leone.

«I Paesi fortemente urbanizzati in Africa – ha spiegato Lippo – sono ora sfuggiti allo status di basso reddito per diventare a medio reddito. Di conseguenza l’urbanizzazione è spesso vista come una strategia di successo per raggiungere lo sviluppo economico delle città africane. Tuttavia, i problemi relativi alle conseguenze ambientali negative dell’urbanizzazione (emissioni di inquinanti, congestione del traffico, gestione dei rifiuti) e alla capacità insufficiente di fornire infrastrutture e servizi adeguati diventano secondari rispetto all’obiettivo dello sviluppo economico. Questi problemi emergono sorprendentemente nelle grandi città, dove sono diventati troppo grandi e hanno un impatto sulla crescita economica del Paese. In effetti, la rapida urbanizzazione lascia le città incapaci di fornire servizi come alloggi, sicurezza, infrastrutture e lavoro. In molti Paesi, la crescita economica e la forte migrazione rurale-urbana non hanno giovato ai più poveri. Inoltre, gli eventi estremi dei cambiamenti climatici ostacolano i guadagni dello sviluppo, e l’accesso limitato all’energia accessibile e sostenibile impedisce la produttività».

Il problema dell’accesso alle risorse e ai servizi

I primi a sollevare dubbi in merito alla correlazione tra crescita economica e concentrazione urbana sono stati i ricercatori della London School of Economics (Lse). «Secondo le opinioni dominanti – si legge in un articolo scritto proprio dai ricercatori della Lse – si ritiene che la concentrazione urbana produca una vasta gamma di benefici. Tuttavia, questa percezione – spiegano Susanne Frick e Andrés Rodríguez-Pose – può essere costruita su ghiaccio sottile».

A spingere l’analisi dei ricercatori inglesi verso questa direzione, nuove analisi su dataset che riescono a scendere più nello specifico, raccontando l’evoluzione della distribuzione della popolazione in maniera diversa. Proprio i dati sono stati al centro del workshop. Molto interessante la ricerca presentata da Philipp Heinrigs, Senior Economist, Head of Unit Swac-Oecd Africapolis-Trends and dynamics of urbanisation in Africa, che ha mostrato lo stato molto avanzato dell’acquisizione di dati, a livello di singoli agglomerati urbani, anche al di là dei confini amministrativi, che è stata realizzata dal suo gruppo di ricerca.

«Questa capacità di scendere nel dettaglio – conclude Enrico Lippo – è essenziale, perché ci permette di cogliere le disparità di accesso alle risorse e ai servizi che sono state evidenziate dai ricercatori della Lse. Per esempio, ed è stato questo l’oggetto del mio intervento, è possibile verificare la distribuzione dei servizi elettrici nelle grandi aree urbane e verificare la percentuale di popolazione che ha realmente accesso alla rete».

(AGI)

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