Cinema | “Insieme”, il volto felice del Sudafrica

di Diego Fiore
Kanye Kanye
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Anche il cinema è in sofferenza a causa del covid-19: molti festival, per mantenere fede alle date prefissate, hanno scelto di programmare in streaming i film. Così anche il Festival di Cinema Africano di Verona, che da oggi inizia la programmazione in sala virtuale. Questa edizione anomala, la “39° e mezzo”, battezzata appunto “Festival di mezzo”, presenta per 10 sere consecutive cortometraggi provenienti da tutta l’Africa. La visione dei film è possibile e gratuita (clicca qui, password: 2lhhKrK7). Ogni film sarà disponibile per 24 ore dal momento della proiezione.

Vivere Insieme

Il primo film programmato viene dal Sudafrica. Il suo giovane regista e sceneggiatore, Miklas Manneke, è laureato alla prestigiosa South African School of Motion Picture Medium and Live Performance (AFDA). Il titolo del cortometraggio è Kanye Kanye, che significa “insieme”. Dunque, la storia. Tutto cominciò tanti anni fa, quando due amici di vecchia data — Mpho e Mpho — si ritrovarono a discutere animatamente sulla qualità di due mele e su quale delle due fosse la migliore, la mela rossa o quella verde, senza riuscire a trovare una risposta o una soluzione al loro dilemma. Questa discussione provocò la scissione più grave che la cittadina avesse mai avuto in tanti anni di storia, e Kanye Kanye venne divisa da una “linea” bianca per definire i due diversi territori e i loro abitanti. Chiunque pensava che fosse migliore la mela verde sarebbe andato ad abitare nella parte verde della città in una casa verde e si sarebbe vestito sempre e solo di verde, mentre chi era convinto che fosse più buona la mela rossa sarebbe andato a vivere nella zona rossa della città, in una casa rossa, vestendo solo abiti rossi. Se non che, un bel giorno di tanti anni dopo, Thomas, un adolescente del lato verde, si innamora di Thandi, una ragazza che abita nel lato rosso della città. Thomas e Thandi sono un po’ il Romeo e la Giulietta africani, ma a differenza dei due innamorati shakespeariani non hanno paura di nascondersi: anzi, sono disposti a sfidare chi crede che le due parti non possano mischiarsi. Anche negli anziani del villaggio, ascoltando le conversazioni dei due giovani, sorgono spontanee domande come: «In fondo a chi importa di una discussione su una stupida mela?».

Un apologo “leggero”

Vincitore di numerosi premi nel suo Paese e nei principali festival cinematografici internazionali, è straordinaria la leggerezza con cui questo film affronta un tema così importante, portando alla luce con un sottile velo di ironia problematiche del mondo contemporaneo e del passato recente. Dice il regista: «La storia di questo mio piccolo film, pieno di allegria e buonumore, pare scritta per i lettori più piccoli: è stata invece riconosciuta universalmente come un’allegoria contro il razzismo. Ecco, questo è esattamente ciò che ho cercato di fare con il mio film. Raccontare una storia un po’ assurda, divertente, sulla discriminazione, la divisione, la separazione, in una parola l’apartheid, dettata dalla follia degli uomini». E aggiunge: «Ho sempre pensato che l’approccio con cui la platea internazionale guardava le storie ambientate nelle città sudafricane fosse tendenzialmente negativo.  Come se per il resto del mondo una storia ambientata in Sudafrica debba per forza parlare di una realtà fatta solo di povertà, violenza, una diffusa criminalità, e poco altro. È vero, la storia di questo Paese purtroppo racconta anche di un profondo razzismo, di discriminazioni, di divisioni razziali. Ma non solo. Le persone che nascono in Sudafrica — come nel resto del mondo — imparano a vivere, ad amare, a crearsi un futuro nel loro Paese. E molti di loro sono anche felici di essere nati e di vivere qui, ed è proprio questo che volevo raccontare».

(Annamaria Gallone)

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