Diversi Paesi dell’Asia e dell’Africa, insieme alla Lega araba e all’Organizzazione della cooperazione islamica, hanno condannato la dichiarazione del parlamento israeliano che chiede l’imposizione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania occupata, considerandola una “palese e inaccettabile violazione del diritto internazionale e una flagrante violazione delle risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
La nota è arrivata dopo che, mercoledì, il parlamento israeliano ha approvato una misura simbolica che chiede l’annessione della Cisgiordania: i legislatori della Knesset hanno votato con maggioranza schiacciante a favore della mozione, un voto non vincolante che chiede di “applicare la sovranità israeliana a Giudea, Samaria e Valle del Giordano” – i termini israeliani per l’area.
È seguito un comunicato congiunto di Bahrein, Egitto, Indonesia, Giordania, Nigeria, Autorità nazionale palestinese, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Lega degli Stati Arabi e Organizzazione della Cooperazione Islamica.
“Le parti summenzionate ribadiscono che Israele non ha alcuna sovranità sul Territorio palestinese occupato, sottolineando che questa mossa unilaterale di Israele non ha alcun effetto giuridico e non può alterare lo status giuridico del Territorio palestinese occupato, in primo luogo Gerusalemme-Est, che rimane parte integrante del Territorio palestinese occupato,” si legge nel documento. Quest’ultimo cita, in particolare, “le risoluzioni 242 (1967), 338 (1973) e 2334 (2016), che affermano l’invalidità di tutte le misure e decisioni volte a legittimare l’occupazione, comprese le attività di insediamento nei Territori palestinesi occupati dal 1967”.
“Tali azioni israeliane non fanno che alimentare le crescenti tensioni nella regione – si legge inoltre – esacerbate dall’aggressione israeliana nella Striscia di Gaza e dalla conseguente catastrofe umanitaria nella Striscia”.
Le parti esortano la comunità internazionale ad “assumersi le proprie responsabilità giuridiche e morali” per “porre fine alle politiche illegali di Israele” e riaffermano “il loro impegno a favore della soluzione dei due Stati basata sulla legittimità internazionale e sull’Iniziativa di pace araba, nonché a favore della realizzazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme-Est come capitale”.



