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Edizione del 24/08/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

claudia

claudia

    CONTINENTE VERONATURA

    Così grande così invisibile

    di claudia 29 Gennaio 2022
    Scritto da claudia

    Una spedizione di scienziati si è recata nella Repubblica Centrafricana per far luce su un insetto rarissimo. Papilio antimachus è la farfalla più grande del continente africano. Ma non è affatto facile da individuare. Vive nel cuore delle foreste pluviali. I collezionisti sono disposti a pagare cifre folli per un esemplare. Nessuno è mai riuscito a vederla sotto forma di bruco o crisalide. E si teme la sua estinzione

    di Camille Laffont – foto di Florent Vergnes / Afp

    Da qualche parte nella foresta della Lobaye, nella Repubblica Centrafricana, non lontano dall’invisibile confine con il Congo, si nasconde la “coda forcuta gigante africana”: la più grande farfalla del continente e una delle più grandi del pianeta. Nota agli entomologi con il nome latino di Papilio antimachus, scoperta nel 1782, è pochissimo studiata dal mondo scientifico. Vive nel cuore delle selve pluviali tropicali ed è molto velenosa. Ha enormi ali di colore marrone-arancio striate di nero, che possono raggiungere i 25 centimetri di estensione. Malgrado le sue dimensioni non è affatto facile individuarla. E nessuno è mai riuscito a studiarla nel suo stato larvale, sotto forma di bruco o crisalide, cosicché poco o nulla si sa del suo ciclo di vita e della sua longevità.

    La coda forcuta gigante africana (Papilio antimachus) è una farfalla con un’apertura alare dai 18 ai 25 centimetri: una delle più estese al mondo – Illustrazione di Giant African Swallowtail

    Così grandi, così invisibili

    Per svelare i segreti che avvolgono questo insetto, un team di ricercatori francesi si è recato in Centrafrica con l’obiettivo di comprendere appieno la sua biologia, che potrebbe fornire indicazioni importanti su un habitat, quello delle foreste pluviali, minacciato dall’uomo. Li abbiamo seguiti in questa missione mai tentata prima.

    Alla spedizione, finanziata da enti privati, partecipa una ventina tra ricercatori e guide locali. Si cammina per ore in una zona impervia e disabitata, facendosi strada col machete lungo sentieri avviluppati dalla vegetazione. Seguiamo il corso del fiume Lobaye, che si snoda come un serpente marrone attraverso la foresta primaria. «Questo è un posto per bracconieri e banditi», fa notare a voce alta l’entomologo Nicolas Moulin, abbarbicato su un trespolo tra i rami a quaranta metri di altezza. Il suo sguardo è fisso al corso d’acqua. Il maschio della farfalla ha l’abitudine di posarsi in riva ai fiumi per ingerire le sue dosi vitali di sali minerali… Se si è fortunati lo si vede svolazzare vicino all’acqua. Le femmine, invece, vivono nel folto della boscaglia, cibandosi di piccoli fiori, ed è quasi impossibile poterle vedere.

    Un entomologo sale su un albero per osservare le foglie di un rampicante tossico che si ritiene essere una pianta ospite per la farfalla gigante

    Preziosissima

    Sono farfalle talmente rare da aver raggiunto al mercato nero dei prezzi folli. Ci sono collezionisti disposti a pagare fino a 1.500 euro pur di entrare in possesso di un esemplare. In uno dei Paesi più poveri al mondo, dove il reddito medio dei cittadini non supera i 50 euro al mese, i soldi dei contrabbandieri sono il carburante potentissimo che alimenta la macchina dei cacciatori di frodo. Il commercio clandestino prospera. E la coda forcuta gigante diventa sempre più rara. «Rischia di sparire prima ancora che il mondo scientifico ne abbia compreso i segreti», spiega il responsabile della spedizione, l’entomologo Philippe Annoyer. «Impossibile stabilire quanti esemplari restino. È un insetto così elusivo da impedirci di raccogliere dati sufficienti per determinare il suo stato di conservazione. Tutto ciò che sappiamo è contenuto in mezza pagina di una rivista scientifica pubblicata negli anni Sessanta. Da allora, nessun ricercatore si è preso la briga di studiarlo. I primi a farlo siamo noi».

    Nicolas, uno degli entomologi della spedizione, cerca il bruco Antimachus nel fogliame di una radura della foresta della Lobaye, nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana

    Velenosa

    I ricercatori vogliono anzitutto chiarire l’origine del veleno, potentissimo, contenuto nel suo corpo. Ipotizzano che l’animale assimili la sostanza tossica quando è ancora sotto forma di bruco, ingerendo le foglie di Strophanthus gratus, una spessa liana legnosa che si snoda tra le cime degli alberi. Non è facile individuare la liana, visto che si trova sospesa a decine di metri di altezza. Con l’aiuto di un drone il team spera di individuare i fiori scintillanti di questo vegetale, che dovrebbe condurre i ricercatori francesi alla soluzione del mistero. Ma quando la liana viene localizzata, inizia la fase più complicata e pericolosa del lavoro.

    Per raggiungere la sommità degli alberi secolari, alti parecchie decine di metri, gli scienziati hanno trasportato pesanti matasse di corde che useranno per arrampicarsi, creando una sofisticata ragnatela sospesa nel vuoto che permetterà di spostarsi sulla volta della foresta per esplorare l’intera lunghezza delle liane. In questo modo, la spedizione spera di trovare un bruco di Papilio antimachus… anche se nessuno sa bene come sia fatto. Perché nessuno ha mai descritto e analizzato questi bruchi. La ricerca è laboriosa, ogni giorno i ricercatori compiono ricognizioni nel cuore della boscaglia, in condizioni di lavoro faticose. Nella foresta l’umidità è talmente alta che il respiro si fa pesante e si suda anche senza fare nulla. La stanchezza si fa sentire. A riaccendere l’entusiasmo della spedizione c’è ogni tanto la scoperta di una rara felce o di una mantide religiosa.

    Christophe, disegnatore naturalista della spedizione, raffigura esemplari di Papilio antimachus e altre specie di farfalle nel campo base della spedizione

    Un’idea: creare allevamenti

    La sfida è dura, ma l’entomologo Annoyer è nato in Costa d’Avorio e la foresta è l’habitat naturale in cui è cresciuto. Conosce i segreti di piante e animali della boscaglia. Da trent’anni studia le farfalle dell’Africa equatoriale. I suoi colleghi lo considerano una sorta di boscimane delle foreste. Annoyer è impegnato, con scarsi risultati, a sensibilizzare il mondo scientifico sulla necessità di studiare e preservare le specie di insetti in pericolo di estinzione nel cuore del continente. Per salvare la farfalla gigante è convinto che sia necessario scoprire cosa avviene nelle prime fasi cruciali del suo ciclo di vita.

    «Se riuscissimo a individuare e catturare dei bruchi, potremmo per esempio insegnare alla popolazione locale ad allevare le farfalle – argomenta lo scienziato francese –. Così la gente guadagnerebbe denaro fornendo insetti a collezionisti e scienziati senza incorrere nel rischio di portare all’estinzione la specie».

    Dopo tre settimane di trekking, arrampicate e perlustrazioni nei villaggi circostanti, la squadra non ha ancora trovato traccia del bruco o della crisalide. Ogni sera, attorno al campo base vicino a Mongoumba, la foresta si fa stranamente silenziosa. Anche tra i ricercatori c’è poca voglia di parlare. L’entusiasmo dei primi giorni ha progressivamente lasciato il posto alla frustrazione e allo sconforto. Ogni giorno che passa aumenta la delusione, nel gruppo cominciano a serpeggiare i malumori. Una colonia di formiche giganti è penetrata nella gabbia dove era stata inserito uno dei pochi esemplari maschi di Papilio antimachus catturati: in pochi istanti è stata divorato. «Maledizione!», si lascia sfuggire Annoyer, che teme di non riuscire a svelare i segreti di questa specie, divenuta per lui una sorta di “ossessione” professionale.

    Le ultime speranze sono riposte nei campioni botanici prelevati nella foresta. «Spero che aiutino a identificare la pianta che le farfalle femmine usano per deporre le loro uova». Ci vorranno altre spedizioni per portare a termine il lavoro. Per il momento il mistero della farfalla gigante resta custodito dalla foresta della Lobaye.

    Il disegnatore naturalista Christophe (a sinistra) assieme a Nicolas, uno degli entomologi della spedizione, osserva lo schizzo di una farfalla nel campo base vicino a Mongoumba

    Questo articolo è uscito sul numero 4/2021 della rivista. Per acquistare una copia, clicca qui, o visita l’e-shop.

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    29 Gennaio 2022 0 commentI
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