Kanö, la sartoria sociale che avvicina Italia e Gambia

di claudia

Kanö sartoria sociale si muove tra esperienza e professionalità, usi e costumi, dalla Sicilia al resto d’Italia e dall’Italia al Gambia. E non solo. Una realtà che prende piede nel 2017, nutrita dal desiderio di alcuni artigiani di mettersi in rete per progettare manufatti unici e originali utilizzando il tessuto wax (reperito direttamente in alcuni Paesi africani nel rispetto della filiera etica) ma anche tessuti naturali quali lino, canapa, bambù, cotone. In questa intervista incontriamo il cuore e l’anima di Kanö: Faburama Ceesay, sarto e stilista di origini gambiane che, accompagnato in questa avventura dalla moglie Marica, muove la sartoria e i suoi prodotti tra Italia e Gambia a ritmo di creatività e passione.

di Valentina GeraciCentro studi AMIStaDeS

Kanö è definita da voi “una scommessa sia personale che comunitaria”. In che senso? Cosa rappresenta per voi oggi Kanö?


Kanö è una mia scommessa personale nel mio essere sarto e stilista e anche titolare della ditta insieme a mia moglie Marica, che quotidianamente mi affianca. Ma Kanö è anche la scommessa di tutti gli artigiani che ruotano attorno alla sartoria e al nostro shop con l’obiettivo di creare sempre più una rete resistente e ampia, tanto ampia.
Kanö per noi è come un figlio da crescere, un figlio che incarna culture, stili, esperienze e religioni differenti, che lo rendono ricco di spirito e di valori.

Tu Faburama, quindi cuore della sartoria, sei il protagonista e il sarto di questa realtà tra competenze e impegno sociale. Da dove arrivano i vostri tessuti e quali sono i prodotti finali della vostra creatività?

Il nostro obiettivo è quello di rispettare la filiera etico-sostenibile quindi andiamo personalmente in alcuni Paesi africani a scegliere prodotti di produzione locale, nel nostro caso tessuti. Alcuni prodotti, come alcune borse o cinture, sono realizzate da Sartorie Francoise, situata a Karenge, in Rwanda.
Ci piace e ci rende fieri il nostro offrire al cliente un prodotto finale che racconti storie, viaggi e sentimenti. In una semplice parola il nostro manufatto deve emozionare e coinvolgere!
I nostri prodotti possiamo raggrupparli in sei macro aree. Realizziamo abiti su misura per donna, uomo e bambini ma anche oggettistica per la casa, accessori moda e di cartoleria. Nel tempo abbiamo pensato anche a bomboniere solidali e giochi in legno.
Ogni anno condividiamo e lanciamo una sorta di slogan sociale da applicare su ogni nostro prodotto. Tra questi, ricordiamo “Tuttu u mundu è pasi” (dal dialetto siculo “Tutto il mondo è paese”) e “Punti di vista”.

In che modo le aziende della zona (e non solo) si stanno avvicinando a voi?


Le aziende della zona, e non solo, sono incuriosite e ci contattano tramite i nostri canali social. Quelli locali vengono a visitarci personalmente per proporre collaborazioni e addentrarsi nella nostra realtà.
Il nostro shop, situato a Barcellona – in provincia di Messina, è oggi diventato un punto d’attrazione per tutti coloro che hanno interesse e curiosità di conoscere Faburama, la sartoria e il progetto che ci lega al continente africano. Vantiamo una cerchia di clientela che viene da noi per sostenere il nostro progetto, perché amante del nostro stile e dei nostri prodotti ma anche per acquistare dei regali o richiedere vestiti su misura. Oltre alla nostra presenza fisica, nel tempo si è rafforzata la nostra presenza online e, tramite la nostra pagina Facebook o il nostro canale Ig, abbiamo avuto modo di avvicinare enti, associazioni, aziende e singole persone interessate al nostro lavoro.

Qualche esempio delle vostre collaborazioni oggi?


Da quando è nato Kanö collaboriamo con la legatoria “Segnalibro”. L’ artista artigiano realizza in modo autentico, nel rispetto dalla lavorazione tradizionale, la sfera di cartoleria (ormai le agende Kanö viaggiano ogni anno quasi come un appuntamento). Un altro storico collaboratore è un artista che dopo aver viaggiato per anni in lungo e in largo si è ristabilito in Sicilia e per Kanö realizza cactus (simbolo della “sicilianità”) rivestiti in tessuto wax per creare l’abbraccio tra culture differenti.
Altri collaboratori storici sono, a esempio, “I lignu” una coppia “giramondo”, che lavorano il legno e per Kanö utilizzano anche il tessuto wax per creare accessori di moda.
Kanö collabora anche con il centro dedicato pe l’Autismo “Progetto dopo di noi” con il quale i ragazzi, supportati da validi professionisti, realizzano manufatti in ceramica tramite la tecnica a decalco con la scannerizzazione dei tessuti wax.
Tra le altre nostre collaborazioni anche con la prima menzionata Sartorie Francoise in Rwanda, a supporto delle ragazze madri e piccole collaborazioni “stagionali” – soprattutto nel periodo natalizio- per dar voce alla bravura e alla maestrìa di piccoli creativi (ricordiamo per esempio Roby e la precisione degli addobbi).

L’anno scorso è uscito il vostro libro Welcome. Direzione Sud, con la collaborazione di Sapin Makengele (illustrazioni) e Cecilia Coletta (Progetto grafico). Si tratta di una narrativa per bambini ma può essere anche uno strumento didattico e uno spunto di riflessioni contro i tanti stereotipi che ruotano attorno al continente africano?


Sì, proprio così! Welcome nasce per esaltare la bellezza di un continente tanto maestoso quanto ricco di sfaccettature. Welcome vuole stupire grandi e bambini toccando il reale e il fantastico, il misterioso e il concreto. Vuole raccontare utilizzando solo note positive. Le ultime pagine sono dedicate ai piccoli lettori, che avranno modo di confrontarsi con la loro creatività e non solo. Welcome oltre ad essere una leggera narrativa, a tratti anche simpatica e buffa, diventa uno strumento didattico-pedagogico per professionisti che desiderano aprire, anzi spalancare, come scriviamo nella prefazione, una finestra sul mondo, in una parte spesso poco e mal conosciuta. Abbiamo scelto il nostro amico Sapin Makengele, di origini congolese, per le illustrazioni dopo averlo incontrato in occasione di una presentazione all’Università di Cosenza e, colpiti dalla sua bravura, abbiamo fortemente voluto la sua partecipazione al nostro progetto.
In questi ultimi mesi ci siamo mossi per presentare il nostro lavoro presso centri educativi e in alcuni istituti scolastici qui in Sicilia, oltre alla nostra partecipazione per alcune radio locali. Ancora più recente, abbiamo avuto l’occasione di incontrare una pedagogista a Firenze che, affascinata dal nostro libro, desidera creare un percorso pedagogico tra la città fiorentina e la Sicilia. Continuiamo a fissare appuntamenti per i prossimi mesi e speriamo di essere a Milano in primavera.

Come descriveresti la relazione tra Italia e Gambia? In che modo Kanö si muove tra le due sponde?


Kanö ama viaggiare, scoprire, soddisfare le innumerevoli curiosità. Così si muove tra il continente africano e quello europeo con molta disinvoltura, considerando tutte le realtà che ruotano attorno: casa, famiglia, calore, affetto.
In Gambia, come in Rwanda, Kanö si occupa anche di Cooperazione Internazionale per l’Associazione Anymore onlus di Messina, seguendo e collaborando con enti locali in gamba e pronti allo scambio di idee e progettualità per sostenere progetti sociali.
Un esempio delle attività che hanno preso piede in Gambia è un progetto agricolo con annessa costruzione di un pozzo, mentre in Rwanda collaboriamo con realtà già esistenti. Tra queste, prestiamo il nostro servizio in un asilo nido, situato a due orette dalla capitale o, altro esempio, collaboriamo con il centro Umura, che accoglie giovani dai 6 ai 25 anni con particolari patologie, malformazioni fisiche o con sindrome di down per accompagnarli in percorsi di cura personale e supporto psicologico con figure specializzate.
Oggi, pensando al futuro prossimo, crediamo fortemente nella possibilità di muoverci nel corso degli anni, alternativamente, tra Italia e Gambia. In questo modo, puntiamo a far muovere Kanö e i suoi prodotti tra le due sponde, virtualmente e non solo.

Quale è stato l’impatto della pandemia per Kano? Quali invece le risposte?


Purtroppo la pandemia è stato uno fermo mondiale, quindi anche Kanö ha fatto e continua a fare i conti con questa emergenza sanitaria. Tra chiusure e riaperture, la sartoria ha potuto incontrare fisicamente meno persone, meno possibili clienti, meno tutto.
Ma Kanö non si è arreso, si è portato avanti curando maggiormente la formazione professionale e personale da remoto, continuando a studiare per mettere in piedi nuovi progetti e grazie ai social raggiungere ugualmente il suo “pubblico”, che diventa sempre più vasto.
Oggi ci siamo affidati a VadoinAfrica Club per approfondire le nostre conoscenze e questo legame che ci spinge verso il continente africano. Un esempio di formazione è stato il percorso Let’s Go intrapreso con la formatrice Simona Sabbatini, Executive Coach con più di trent’anni di esperienza, Federico Chigbuh Gasparini, Business Designer specializzato nel supportare microimprese e startup durante la definizione delle loro strategie e de loro modelli di business e Martino Ghielmi, fondatore di vadoinafrica.com, la Community di chi crea valore con l’Africa che conta 15.000+ imprenditori e professionisti.

La sfida più grande che oggi Kanö si pone?


Kanö oltre ad ampliare la propria rete e mettere sul tavolo da lavoro altre idee che stanno prendendo sempre più forma, vorrebbe creare ed intensificare rapporti di collaborazione con artigiani e con artisti che vivono e lavorano nel continente africano.
Crediamo fortemente nella possibilità di creare sempre più movimento senza confini né barriere e realizzare e muovere le nostre attività tra l’Italia e il Gambia.

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