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Edizione del 18/10/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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claudia

claudia

    cina
    FOCUS

    Gibuti a rischio di default per il debito con la Cina

    di claudia 23 Gennaio 2023
    Scritto da claudia

    di Enrico Casale

    L’aumento dell’inflazione e la siccità hanno costretto Gibuti a sospendere i pagamenti del debito con la Cina. La Cina è il più grande creditore di Gibuti, con un debito di 1,4 miliardi di dollari, l’equivalente del 45% del Prodotto interno lordo del Paese, secondo il Fondo monetario internazionale. Il piccolo Stato dell’Africa orientale è però tra le 22 nazioni africane considerate in difficoltà finanziarie, secondo la Banca Mondiale.

    Gibuti è la seconda nazione africana dopo lo Zambia a compiere quel passo. Nel 2020, Lusaka ha dichiarato il default sui debiti di eurobond a causa degli effetti della pandemia di Covid-19. Ha quindi cancellato due miliardi di dollari di prestiti in sospeso, inclusi molti dalla Cina nell’ambito di un accordo di ristrutturazione del debito.

    Gibuti deve denaro a istituzioni di proprietà cinese, come la Exim Bank of China, piuttosto che allo stesso governo di Pechino. Ciò significa che è improbabile che i suoi debiti vengano condonati ed è più probabile che vengano rinegoziati con pagamenti dilatati nel futuro.

    L’economia di Gibuti è stata colpita dall’invasione russa dell’Ucraina e dal conflitto del Tigray, nella vicina Etiopia, entrambe importanti fonti di cibo per il paese. Anche la siccità nel Corno d’Africa sta mettendo sotto pressione le importazioni di generi alimentari. Come risultato di queste pressioni, l’inflazione di Gibuti è salita all’11%.

    Secondo un’analisi del 2022 di Chatham House, le misure adottate per mitigare gli impatti dell’inflazione e della siccità hanno messo sotto pressione la capacità di Gibuti di onorare i debiti con la Cina. I pagamenti del debito sono triplicati nel 2022 arrivando a 184 milioni di dollari e dovrebbero salire a 266 milioni di dollari nel 2023 quando il Paese inizierà i pagamenti per l’oleodotto finanziato dalla Cina verso l’Etiopia.

    A differenza di altri Paesi, come l’Angola, Gibuti non ha una preziosa risorsa naturale come il petrolio da offrire, al posto del denaro, per ripagare il proprio debito. La sua posizione strategica sul Mar Rosso, tuttavia, significa che la Cina sarà costretta a trovare qualche altro modo per ottenere il dovuto, secondo Chatham House.

    Un potenziale default sul debito cinese potrebbe innescare “una trappola” che consentirebbe alla Cina di assumere il controllo di uno o tutti i progetti che ha finanziato per recuperare la sua perdita. Ciò potrebbe significare che Gibuti potrebbe perdere il controllo del suo porto o della zona di libero scambio internazionale insieme al sistema di telecomunicazioni e ai sistemi di trasporto ferroviario che i cinesi hanno finanziato.

    Il porto internazionale di Hambantota, nello Sri Lanka, costruito dai cinesi, è diventato un esempio di “trappola del debito” che incombe sui debitori africani della Cina. Quando il porto non è riuscito a guadagnare abbastanza per ripagare il debito, la Cina lo rilevato una quota del 70% della società.

    I gibutini sono sempre più preoccupati per l’entità dei debiti del loro Paese verso la Cina, secondo Chatham House. Secondo gli analisti di Chatham House: “Gibuti è in difficoltà debitoria, ma il paese potrebbe essere troppo importante per la Cina per consentirne il default. Lungi dall’essere una sofisticata strategia per espropriare i beni africani, il dissoluto prestito cinese nelle sue fasi iniziali potrebbe aver creato una trappola del debito per la Cina, intrappolandola con partner africani ostinati e sempre più assertivi”. 

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    23 Gennaio 2023 0 commentI
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