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Edizione del 15/06/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

claudia

claudia

    gabon
    FOCUS

    Gabon: svolta o illusione?

    di claudia 20 Aprile 2025
    Scritto da claudia

    di Stefano Pancera

    Per la prima volta dal 1967, il Gabon ha un presidente che non appartiene alla famiglia Bongo: Brice Oligui Nguema, ex capo dei servizi di sicurezza e autore del colpo di stato del 2023, è stato eletto con oltre il 90% dei voti. Nonostante la regolarità formale del processo elettorale e l’affluenza giovanile, restano dubbi sulla reale natura democratica del nuovo regime.

    E adesso che i militari sono tornati nelle loro caserme? Per la prima volta dal 1967, il presidente non porta più il nome della famiglia Bongo e Brice Oligui Nguema è stato legittimamente eletto per un mandato di sette anni (rinnovabile una sola volta) con una maggioranza bulgara di oltre il 90%. Che ne sarà dunque del futuro del Gabon?

    Il neo presidente ha ottenuto ciò che sperava: un largo consenso plebiscitario, contro un’opposizione considerata inconsistente. Fin dalle prime battute la sua campagna elettorale è stata condotta in maniera massiccia, il suo slogan “Questa è finalmente la nostra ascesa alla felicità” – preso in prestito dall’inno nazionale – riecheggiava in ogni muro della capitale Libreville.

    Brice Oligui Nguema aveva mostrato sicurezza nei propri mezzi, ignorando apertamente l’ipotesi di una sconfitta. Del resto, l’opposizione si era presentata divisa, confusa. Il che è comprensibile dopo 60 anni di “regno” della famiglia Bongo e soprattutto dopo un colpo di stato organizzato da quello che oggi è il presidente in carica. La competizione, organizzata dallo stesso Nguema, si è rapidamente trasformata in un duello tra due figure già note all’interno del vecchio sistema di potere: Oligui Nguema e l’ex primo ministro Bilie-By-Nze. Nonostante la contrapposizione formale, i due non sono mai entrati in un vero scontro politico, limitandosi a interpretare ruoli differenti.

    L’ex primo ministro dell’era Bongo, Bilie-By-Nze – che ha raggiunto a malapena il 3% dei consensi – oggi promette battaglia nel nuovo parlamento che si formerà dopo le prossime elezioni parlamentari previste per agosto.

    “C’è uno che ha vinto le elezioni, tanto meglio per lui. Gli auguro buona fortuna. Ha vinto, governi il paese. Io farò la mia parte all’opposizione e sarò totalmente intransigente sulla riforma dello Stato e sulla pratica politica” ha dichiarato Bilie-By-Nze.

    Anche se in alcuni seggi elettorali il voto è stato ritardato ed altrove sono state segnalate alcune schede elettorali non contrassegnate, il giudizio degli osservatori internazionali presenti – tra cui rappresentanti dell’Unione Africana, della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (ECCAS) e della Citizen Observers Network (ROC) – è stato unanime: il processo elettorale si è svolto in modo regolare. Il conteggio dei voti, che ha sancito un risultato annunciato, si è svolto alla presenza costante di delegati dei partiti e degli osservatori.

    La risposta dei giovani, spesso accusati di astensionismo e disinteresse nei confronti della politica, è stata significativa: questa volta hanno scelto di partecipare attivamente al voto, segnando un’inversione di tendenza.

    Il motto JeSuisConcerné(e)JeVote (Mi Riguarda, Voto) ha funzionato. Gli elettori però – dopo i festeggiamenti di rito – resteranno focalizzati sui bisogni immediati: posti di lavoro, ripristino dell’elettricità (le interruzioni a Libreville sono all’ordine del giorno) e soprattutto garanzie che la vasta ricchezza naturale del paese, tra cui petrolio, oro e manganese, avvantaggi tutti i cittadini. Inizia dunque un percorso verso la democrazia o, dietro una facciata democratica assicurata dal corretto svolgimento delle elezioni, si è insediata un’autocrazia elettorale diretta dall’ex golpista ora neo presidente?

    La carica di primo ministro, tenuta da Raymond Ndong Sima dall’inizio della transizione, è abolita dalla nuova Costituzione adottata con referendum nell’ottobre 2024. Il capo del governo dovrà dimettersi e il presidente sarà quindi l’unico comandante a bordo. Vedremo come si comporterà il nuovo Parlamento.

    Negli ambienti diplomatici europei di Libreville la chiamano ironicamente “démocratie à l’africaine”(democrazia all’africana) ma – presidenzialismo a parte – non sembra che i diritti fondamentali, come la libertà di espressione, di stampa, di associazione e di organizzazione, siano in discussione.

    L’establishment politico in Gabon però è ancora intrecciato con il vecchio apparato statale dell’era Bongo, sarà una vera rottura con il vecchio sistema, o solo un rebranding? Ex capo della guardia repubblicana, ex capo dei servizi di intelligence, Brice Oligui Nguema eredita un paese che ha trascorso sei decenni sotto la dinastia di suo cugino Ali Bongo.

    Deve affrontare molte sfide nell’immediato: povertà, disoccupazione giovanile, lotta contro la corruzione diffusa. Il Gabon è un paese piccolo, conta poco più di 2,2 milioni di abitanti (una città come Vienna o Stoccolma), è ricco di risorse minerarie e petrolifere e ha uno dei redditi pro capite più alti dell’Africa.
    Ma rimane profondamente diseguale e la sua economia è eccessivamente dipendente dal petrolio, che rappresenta il 38% del prodotto interno lordo. Nonostante le sue ricchezze naturali, secondo i dati della Banca Mondiale del 2024, quasi il 40% dei giovani è disoccupato.

    Il Gabon, con un debito internazionale di 3 miliardi di dollari, è sotto pressione e deve dimostrare che può voltare pagina e costruire una legittimità democratica. L’incertezza politica dei 19 mesi di transizione ne ha limitato la crescita economica, esacerbando il deficit di bilancio e i livelli di debito del paese.

    Gran parte dei 520 milioni di dollari raccolti dal Gabon attraverso l’emissione di Eurobond nel febbraio 2025 è stata destinata al riacquisto e all’estinzione anticipata di un vecchio debito.
    Dato che l’economia è cresciuta del 2,9% nel 2024, rispetto al 2,4% dell’anno precedente, il prossimo governo – con un mandato chiaro – sarà dunque meglio posizionato per impegnarsi con i partner multilaterali.

    Intanto il presidente francese Emmanuel Macron, non a caso, è stato il primo a chiamare personalmente Brice Oligui Nguema per rinnovare la collaborazione fra i due paesi. La Francia ha sempre avuto un grande peso nella politica gabonese e a Libreville c’è ancora un contingente militare di Parigi.

    Geopolitica a parte, mai come l’anno scorso in Africa si sono tenute elezioni che hanno portato in un modo o nell’altro a delle alternanze. Elezioni magari imperfette e, per certi aspetti, forse discutibili. Sostenute a volte da una vitalità giovanile ingenua, ma che segnano un percorso, seppur tortuoso, che sembra orientato comunque verso la democrazia e non verso il suo fallimento. Sono in molti a Libreville a sussurrare: “Brice Clotaire Oligui Nguema vuole andare veloce”.

    Foto apertura: ANSA

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    20 Aprile 2025 0 commentI
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