«Arriva l’Isis? Mi faccio un bicchierino!»

di Enrico Casale

vino-marocchinoLa notizia è di quelle curiose ma, nonostante questo, è passata quasi inosservata. Proprio mentre si parla dell’avanzata del fondamentalismo religioso islamico nel Nord Africa e nella fascia saheliana, con una ventata di divieti per uomini e donne, sono state diffuse le statistiche sulla diffusione del vino nella stessa area. E, sorpresa, sta aumentano il consumo del frutto di Bacco in tutta l’Africa mediterranea. Tra il 2001 e il 2011, in Algeria, Marocco, Tunisia ed Egitto la vendita di bevande alcoliche è aumentata del 72% a fronte di un incremento mondiale del 30%. Bevono vino soprattutto i giovani tra i 18 e i 35 anni. Oggi il consumo medio pro-capite, secondo l’Organizzazione internazionale del vino, si attesterebbe intorno a 1,8 litri l’anno. Ma esistono ancora margini di ripresa se si pensa che negli anni Sessanta e Settanta il consumo medio pro-capite era di circa due litri all’anno.

In Egitto la produzione risale addirittura ai faraoni e si concentra, in particolar modo, nel Delta del Nilo. In Tunisia fu sviluppata dai fenici prima e dai romani poi. In Marocco e Algeria, invece, la viticoltura è stata portata dai colonizzatori francesi. Con l’indipendenza, i governi locali però ne hanno scoraggiato la produzione per motivi religiosi. In molti casi, soprattutto in Algeria, le viti sono state addirittura strappate. Da una quindicina di anni, però, Marocco e Tunisia (e, in parte, Algeria) hanno capito che il vino può essere fonte di ricchezza, soprattutto come prodotto di esportazione. Così sono ripresi gli investimenti nell’industria.

In Tunisia, nella zona di Kelibia, si produce il Muscat Sec de Kelibia. Gli esperti del settore lo giudicano positivamente così come apprezzano il Domaine Magon un rosso prodotto con uve Carignano. Anche se l’etichetta più apprezzata rimane l’Imperial Magnus Rouge, un rosso di altissima qualità. Il vino marocchino viene consumato quasi interamente nel Paese di produzione (dove, con molta discrezione, è venduto in molti negozi e ristoranti), solo una piccola percentuale viene esportata (soprattutto verso la Francia). La zona maggiormente coltivata a vite si trova nella valle di Meknes a 600 metri sul livello del mare, anche se alcuni vigneti sono coltivati nei pressi di Rabat e Casablanca. I vini marocchini sono rossi e di gradazione elevata, ottenuti da vitigni di origine francese (cabernet, grenache, carignano e cisnault).

Originariamente i francesi utilizzavano i vini maghrebini di alta gradazione e qualità non eccellente per «tagliare» i loro vini. Oggi invece i produttori nordafricani si sono raffinati. Hanno piantato vitigni di pregio e i vini sono migliorati. Certo, non sono ancora ai livelli europei. Ma c’è da dire che nel settore i tempi sono lunghi e in Nord Africa si è ripreso a produrre da pochi anni. Attualmente è poi allo studio un vino halal, cioè a bassissima gradazione alcolica e quindi in linea con i dettami coranici. Quando sarà pronto potrà conquistare la vasta fetta di mercato dei consumatori musulmani più rispettosi delle norme religiose. E chissà mai che una pace con i fondamentalisti non possa essere suggellata da un bicchiere di buon rosso.

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