Ancora proteste contro Haftar a Tripoli

di Marco Simoncelli
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Migliaia di manifestanti, alcuni vestiti con giubbotti gialli, venerdì sono scesi in piazza a Tripoli per la terza settimana consecutiva, per denunciare l’offensiva militare dell’Esercito Nazionale Libico (Lna), del generale Khalifa Haftar, con l’obiettivo di prendere il controllo della capitale dove risiede il Governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj e riconosciuto dalla Nazioni Unite.

I manifestanti hanno marciato per le strade della città e in seguito si sono radunati nella Piazza dei martiri, dove hanno portato striscioni e bandiere libiche e hanno cantato slogan.

Nel frattempo continuano la tensione e i giochi diplomatici a livello internazionale. Stabilizzazione della Libia contro il rischio terrorismo, stabilizzazione che può avvenire solo attraverso una soluzione politica della crisi, perché l’opzione militare non rappresenta una chance per arrivare a quel risultato. Questo è quello che il premier Giuseppe Conte ha detto ieri al presidente russo Vladimir Putin, pure «non direttamente coinvolto» nello scenario libico, e al presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, dal quale ha ricevuto la rassicurazione che «non pensa assolutamente a lasciarsi coinvolgere» nella crisi, che da parte dell’Egitto «non c’è alcun coinvolgimento diretto». Negli incontri avuti oggi a Pechino, a margine del secondo Forum sulla Via della Seta, il presidente del Consiglio ha cercato di «sensibilizzare» i suoi interlocutori, «l’unica cosa che posso fare in questo momento, sui rischi che la situazione attuale comporta, sulla prospettiva di una seria crisi umanitaria, di una sofferenza che viene già inflitta e potrà colpire sempre più la popolazione civile».

Nel frattempo, però, gli aerei militari del Governo di accordo nazionale (Gna) hanno preso di mira le posizioni dell’Esercito nazionale libico comandato dal generale Khalifa Haftar a nord della città di Tarhuna. Secondo quanto riferito ad Agenzia Nova dal portavoce dell’operazione “Vulcano di rabbia” del Gna, Mustafa al-Mujahie, gli aerei militari sono decollati dall’Air College di Misurata e hanno compiuto incursioni su posizioni controllate dall’Lna a nord della città di Tarhuna, a circa 30 chilometri a sud est di Tripoli. «I nostri aerei hanno bombardato posizioni e veicoli militari delle forze di Haftar a Souq el-Khamis, a nord della città di Tarhuna», ha dichiarato Al Mujahie.

Allo stesso tempo è salito a 38.900 il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni, secondo quanto comunicato ieri dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) in un aggiornamento sulla situazione, precisando che l’Unhcr e l’Oim hanno concluso le operazioni di evacuazione di tutti i rifugiati e migranti del centro di detenzione di Qasr Bin Ghashir e che circa 3000 rifugiati e migranti restano intrappolati in centri di detenzione situati in aree colpite dai combattimenti o in aree a rischio di conflitto armato.

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