Algeria – Sedicesima settimana di proteste anche dopo il rinvio del voto

di Marco Simoncelli
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“Andatevene via tutti”, “Abbiamo bisogno di nuovi leader“: con in mano cartelloni con queste scritte o immagini satiriche, migliaia di manifestanti si sono radunati venerdì nella capitale algerina per quello che è diventato a tutti gli effetti il giorno della protesta.

Dal 22 febbraio 2019, questo è stato il 16° venerdì consecutivo in cui i manifestanti hanno preso parte alle proteste di massa. I dimostranti continuano quindi a spingere per una rivoluzione pacifica che coinvolga tutte le stanze dei bottoni del Paese. Nel mirino ci sono tutte le maggiori figure di spicco dell’Algeria.

Dopo vent’anni al vertice dello Stato, l’ormai ex presidente Abdelaziz Bouteflika ha lasciato la carica il 2 aprile scorso sotto la pressione dei manifestanti e dell’esercito, ma le manifestazioni sono proseguite. Riforme politiche e la rimozione di tutti i funzionari appartenenti alla vecchia guardia sono gli obiettivi da cui i dimostranti non vogliono prescindere.

Giovedì, il presidente ad interim Abdelkader Bensalah ha invitato tutte le parti a un «dialogo inclusivo» per preparare le prossime elezioni presidenziali. Tornata elettorale ormai diventata un caso insolubile, in seguito all’annullamento del voto, che era previsto per il 4 luglio, da parte del Consiglio Costituzionale.

Anche il ruolo di Bensalah, che sta guidando la transizione, è ormai sotto accusa da parte della piazza. La posizione del Presidente, inizialmente eletto dal parlamento con un mandato di 90 giorni, fino alle elezioni previste per il 4 luglio, è adesso traballante. Ma nonostante la rabbia dei manifestanti, Bensalah fa muro. Nella giornata di ieri, il Presidente ad interim ha infatti affermato che rimarrà al potere fino a quando non verrà eletto un nuovo Presidente

Ultima parte in causa, l’esercito, l’istituzione più potente del Paese, ha fino ad ora cercato di mediare con le richieste dei manifestanti, lanciando numerose inchieste contro persone sospettate di abuso di potere, corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici. In questo senso vanno letti gli arresti, lo scorso mese, del fratello minore di Bouteflika, Said, di due ex capi dell’intelligence e di almeno cinque uomini d’affari, tra cui l’uomo più ricco del paese, Issad Rebrab.

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