Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha ordinato una modifica al codice penale per introdurre l’applicazione effettiva della pena di morte contro i responsabili degli incendi dolosi che stanno falcidiando il Paese nordafricano.
Secondo la testata algerina Echorouk Online, il provvedimento dovrà essere esaminato dall’esecutivo nel corso di questa settimana per poi passare al vaglio dell’Assemblea popolare nazionale. Tebboune ha evidenziato che le forze di sicurezza hanno già arrestato alcuni sospetti, definendo non casuale la simultaneità di diversi roghi divampati nella notte in assenza di vento.
Nel corso della riunione sono state stabilite anche le misure di sostegno alla popolazione colpita: il ministero delle Finanze definirà i risarcimenti, mentre l’edilizia pubblica coordinerà i ricollocamenti immediati. Il governo ha previsto inoltre il ripristino delle reti idriche, elettriche, del gas e delle telecomunicazioni entro questo fine settimana.
L’annuncio segue una delle stagioni di incendi più letali degli ultimi anni: solo mercoledì scorso i roghi nel nord-est del Paese, tra le province di Béjaïa, Jijel e Tizi Ouzou, hanno causato almeno 12 morti e decine di feriti, spingendo Tebboune a proclamare tre giorni di lutto nazionale. Dall’8 luglio sono stati censiti oltre 1.550 incendi in tutto il Paese.
La pena di morte resta prevista dal codice penale algerino, ma non viene applicata dal 1993, anno delle ultime esecuzioni — sette condannati per l’attentato all’aeroporto di Algeri — dopo cui le autorità hanno osservato una moratoria di fatto. I tribunali continuano tuttora a pronunciare condanne a morte, in particolare per reati di terrorismo, ma le pene vengono sistematicamente commutate in ergastolo: secondo Amnesty International, oltre mille persone si troverebbero attualmente nel braccio della morte nel Paese.



