L’anatomia del potere nello sguardo di due artisti africani in mostra a Parigi

di Enrico Casale

Apre i battenti oggi, alla galleria d’arte contemporanea Afikaris di Parigi, la mostra Figure di potere, che riunisce i lavori di due artisti africani di grande talento: il nigeriano John Madu e il senegalese Ousmane Niang. Si tratta di una collettiva che, mettendo a confronto due linguaggi pittorici del tutto differenti, pone il visitatore di fronte a una sfaccettata lettura del potere e delle sue dinamiche. Madu e Niang sono artisti propensi a usare la loro arte come strumento di lotta. Entrambi guardano la storia e prendono posizione.

Attraverso i suoi dipinti eclettici, John Madu, (la foto di apertura si riferisce alle sue opere) classe 1983, ribalta i cliché tradizionali del dominio e si addentra nella riflessione sull’identità nell’epoca della globalizzazione. Opera una sorta di potenziamento dei suoi personaggi. Li libera dal canone precostituito e riscrive per loro un mondo in cui ciascuno può aspirare a essere chi desidera. Il suo universo visivo è segnato da numerosi riferimenti: cenni alla storia dell’arte, alla quotidianità della gioventù nigeriana, alla cultura pop. Nei suoi quadri si sente sempre la presenza Vincent Van Gogh o di Gustav Klimt o di Keith Haring. Presenti in un particolare, nascosti dietro una porta, a volte intenti a permeare l’intero dipinto con la loro impronta.

Questa miscela di influenze riflette le esperienze personali dell’artista e la sua visione del mondo. “Il mio lavoro è universale. Penso che anche l’ispirazione lo sia. La mia arte non può riferirsi solo a un certo tipo di Africa o a certe tendenze africane”, dichiara Madu. “La mia arte è influenzata da fattori universali, perché il mondo è diventato un piccolo posto e siamo tutti mossi da ciò che colpisce altre parti del mondo”. Mentre dipinge i suoi amici o reinventa dipinti classici, John Madu cerca soprattutto di registrare la storia. Questa storia è sua. È la storia della giovane generazione nigeriana, cullata da una cultura globalizzata e universale.

Ousmane Niang, classe 1989, originario di Tambacounda, esamina la relazione tra il dominante e il dominato e la mette in scena utilizzando figure di animali antropomorfi e selvatici. “Gli animali che si umanizzano: sono quelli dominanti. Sono l’incarnazione del potere. Gli animali che rimangono animali sono quelli che vengono dominati”, spiega.

Niang non si pone rispetto alla scena da semplice spettatore ma suggerendo soluzioni. Un altro elemento che caratterizza l’opera di Niang è il ricorso al punto come elemento strutturale più che decorativo, chiamato a riempire il quadro dandogli spessore e profondità.

Oltre a dare un’estetica particolare agli animali umanizzati protagonisti delle tele, il punto diventa portatore di un significato. “Se ogni punto è doppio per Ousmane Niang, ogni problema ha la sua soluzione. L’artista suggerisce spunti di riflessione. È un invito a rimanere all’erta, a concentrarsi su una situazione per risolverla”, si legge nel testo di presentazione della mostra. “I suoi dipinti non sono fatti per essere solo contemplati. Sono una chiamata all’azione”. Contengono un’eco della rivolta che ha fatto tremare il Senegal a marzo di quest’anno.

(Stefania Ragusa – foto di apertura: uno scorcio della galleria Afikaris di Parigi)

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