L’Algeria ha avviato una seconda operazione autonoma di decontaminazione nucleare nei siti usati in passato dalla Francia per i test atomici. L’intervento si svolge nel tunnel sperimentale Beryl E2, nella regione di In Ekker, in provincia di Tamanrasset.
Il ministero della Difesa algerino ha spiegato di essere a capo dell’operazione, in coordinamento con l’Agenzia nazionale per la riabilitazione degli ex siti di test ed esplosioni nucleari francesi nel sud dell’Algeria. L’intervento è definito «complesso» e impiega ingenti risorse nazionali. L’avvio di questa nuova fase è coinciso con la commemorazione dell’anniversario dell’inizio della guerra di liberazione nazionale il 1° novembre 1954.
Nel comunicato, il ministero della Difesa ha detto che la Francia si è rifiutata di fornire i registri e le mappe per localizzare i siti di sepoltura dei rifiuti radioattivi nel Sahara algerino. Secondo l’Algeria, questa mancanza di cooperazione ostacola la riabilitazione di questi territori. Algeri ha fatto sapere di voler proseguire in ogni caso gli sforzi per eliminare del tutto i residui nucleari lasciati dal colonialismo francese. Una volta individuati, i rifiuti nucleari sranno stoccati in contenitori di cemento appositamente progettati.
Tra il 1960 e il 1966 la Francia ha condotto nel Sahara algerino 17 esperimenti nucleari, quattro atmosferici a Reggane e 13 sotterranei nel massiccio dell’Hoggar a In Ekker. Quando le forze francesi lasciarono i poligoni nel 1967, sulla base degli Accordi di Evian, le operazioni di bonifica si rivelarono rudimentali. Si limitarono infatti all’interramento delle scorie, alle sigillature e alla posa di segnaletica e recinzioni.
A fronte del protrarsi dello stallo diplomatico con Parigi, il Paese nordafricano ha deciso di intervenire in modo unilaterale. Nel febbraio 2026, in concomitanza con il 66° anniversario del primo test atmosferico Gerboise Bleue, il governo algerino ha inaugurato la prima fase operativa di riabilitazione e decontaminazione dei siti.



