Gli asiatici potrebbero diventare una tribù dell’Uganda

di Tommaso Meo

Il Parlamento dell’Uganda sta lavorando ad una proposta di legge che riconoscerebbe la sua comunità asiatica come una delle tribù indigene del Paese. Se questa legge venisse approvata, circa 27.000 asiatici, per lo più di origine indiana e con radici in Uganda che risalgono a oltre un secolo fa, verrebbero riconosciuti costituzionalmente come indigeni.

Secondo The new Africa magazine la proposta di legge conferirebbe lo status di etnia indigena agli asiatici e, se venisse approvata, questi diventerebbero la 57esima tribù ufficialmente riconosciuta nel Paese. Il Kenya ha aperto la strada in tal senso nel 2017.

Parlando a fine ottobre, a margine del Forum parlamentare dei Brics di Nuova Delhi, in India, il presidente del parlamento ugandese, Jacob Oboth, ha detto di non vedere l’ora «di riconoscerli come gruppi autoctoni», perché gli asiatici hanno contribuito allo sviluppo dell’Uganda e sono rappresentati nelle istituzioni politiche del Paese. Tra gli altri, l’attuale ministro del Commercio dell’Uganda, Sanjay Tanna, è un ugandese di origine indiana e anche suo nipote è in politica, in qualità di membro del Parlamento.

Sul tema si è espresso anche Mahmood Mamdani, padre dell’attuale sindaco di New York Zohan e professore alla Makerere university: secondo Mamdani, che è di origini indiane, la questione della cittadinanza non riguarda solo l’India, ma riguarda «i numerosi gruppi minoritari» presenti in Uganda. «Tutte le comunità di questo Paese di cui conosco la storia hanno accolto persone dall’esterno e, una volta ammesse nella comunità, non sono state definite come non indigene. Perché definire qualcuno come non indigeno?».

Era il 1972 quando il dittatore ugandese Idi Amin espulse l’intera comunità asiatica, perlopiù persone di origine indiana e perlopiù cittadini ugandesi. Si trattava di circa 50.000 persone, che rappresentavano allora però il 90% delle entrate fiscali dell’Uganda, costrette in pochi giorni ad andarsene. Dopo Amin, Yoweri Museveni, salito al potere nel gennaio del 1986, richiamò in patria gli espulsi e, negli anni, restituì alla comunità asiatica i beni che le erano stati sottratti.

La presenza asiatica in Uganda risalga almeno al 1880, quando i commercianti provenienti da Cutch e Gujarat, sulla costa occidentale dell’India, sfruttavano i venti monsonici per navigare fino alla costa dell’Africa orientale, dove gli arabi omaniti avevano fondato fiorenti città. Alla fine del 1890, un gran numero di lavoratori indiani, principalmente provenienti dal Punjab, furono portati dal governo coloniale britannico per lavorare alla costruzione della linea ferroviaria che avrebbe dovuto collegare il porto di Mombasa, nell’attuale Kenya, all’Uganda. Al termine dei loro contratti, molti lavoratori indiani scelsero di rimanere in Africa orientale, alcuni lavorando per le ferrovie, altri dedicandosi a professioni come impresari edili, gestori di officine, insegnanti, medici e commercianti.

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