Nuovi bombardamenti nel Tigray fanno 17 vittime mentre continuano gli scontri tra esercito etiope e Tplf

di Tommaso Meo

Almeno 17 persone sono morte negli attacchi aerei che hanno colpito la regione del Tigray, nel nord dell’Etiopia, mentre proseguono gli scontri tra le forze del governo federale e i combattenti legati al Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). Il bilancio è stato diffuso da alcune organizzazioni umanitarie.

Secondo il bollettino, nella notte tra domenica e lunedì gli attacchi aerei hanno provocato almeno nove morti ad Adua, circa 100 chilometri a nord-ovest di Makallè, e altri otto a Sheraro, nel Tigray nord-occidentale. Un operatore umanitario che ha parlato con Reuters ha confermato i bombardamenti ad Adua. Ieri mattina l’esercito etiope e le forze tigrine si sono inoltre scambiati intensi colpi di artiglieria nei pressi del fiume Tekeze, vicino alla città di Mai Tsebri.

Gli scontri sono in corso dal 23 settembre e rappresentano la più grave escalation delle violenze nella regione dalla guerra del 2020-2022, che provocò centinaia di migliaia di morti. Il Tplf fa parte di un’alleanza di gruppi ribelli che punta a rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed. I portavoce dell’ufficio del premier, delle forze armate federali e del Tplf non hanno risposto alle richieste di commento di Reuters.

A Makallè, capoluogo del Tigray, abbandonata dalle forze tigrine all’ingresso delle truppe filogovernative, la situazione sta intanto tornando gradualmente alla normalità. Alcuni residenti citati da Reuters hanno riferito che i negozi hanno cominciato a riaprire e che i collegamenti telefonici e internet sono stati ripristinati dopo un’interruzione durata circa una settimana.

La ripresa delle ostilità nel Tigray si inserisce in un quadro di crescenti tensioni regionali. L’Etiopia accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere l’opposizione armata, accuse respinte dai tre Paesi. La scorsa settimana Addis Abeba e Asmara hanno interrotto le relazioni diplomatiche. Etiopia ed Eritrea combatterono una guerra di confine tra il 1998 e il 2000, mentre durante il conflitto del 2020-2022 le forze eritree intervennero nel Tigray a sostegno del governo federale etiope.

Secondo tre funzionari egiziani citati da Reuters sotto anonimato, domenica i leader di Egitto, Eritrea, Sudan e Somalia hanno discusso della crisi e concordato di coordinare le attività militari e di intelligence nel caso in cui il conflitto raggiunga le frontiere che l’Etiopia condivide con Eritrea, Sudan e Somalia.

Sabato il dipartimento di Stato statunitense ha esortato Addis Abeba e Asmara alla moderazione, avvertendo che un conflitto tra i due Paesi metterebbe a rischio la cooperazione degli Stati Uniti con entrambi.

Le relazioni tra Etiopia ed Eritrea si sono deteriorate anche per la questione dell’accesso etiope al mare. Ieri Abiy, dopo aver prestato giuramento per un nuovo mandato di cinque anni, ha ribadito davanti al parlamento che la modernizzazione dell’Etiopia non può realizzarsi senza un accesso al mare. Il premier ha in precedenza affermato di voler raggiungere questo obiettivo attraverso mezzi pacifici, mentre l’Eritrea teme un tentativo etiope di impadronirsi con la forza del porto di Assab.

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