Si è riaccensa la tensione nel nord dell’Etiopia: nuovi scontri armati sono esplosi inella regione del Tigray tra la milizia del Tplf (Fronte popolare di liberazione del Tigray) e l’esercito federale. I combattimenti sono scoppiati ieri quando le forze ribelli tigrine hanno preso il controllo degli aeroporti strategici di Makallè, Axum e Shire, scali in precedenza presidiati dalle forze governative. Come conseguenza di queste azioni, la compagnia di bandiera Ethiopian Airlines ha interrotto tutti i voli tra Addis Abeba e il Tigray, mentre nel capoluogo regionali le attività economiche proseguono ma sotto un velo di estrema prudenza e forte apprensione.
Getachew Reda, consigliere del primo ministro Abiy Ahmed ed ex funzionario tigrino, ha confermato attraverso i canali sociali che le forze del Tplf hanno assunto la gestione degli scali e hanno lanciato un’offensiva a tutto campo contro le postazioni dell’esercito federale nelle confinanti regioni di Afar e Amhara. I leader del Tigray hanno dichiarato in un comunicato di aver intrapreso una guerra «difensiva» per contrastare l’aggressione del governo federale.
L’escalation militare segue l’annuncio della nascita di una coalizione formata da sette gruppi di opposizione e fazioni armate etiopi, uniti dall’intento dichiarato di rovesciare il governo guidato dal Partito della prosperità per stabilire un esecutivo di transizione inclusivo. Del blocco fa parte lo stesso Tplf, già protagonista del drammatico conflitto civile combattuto tra il 2020 e il 2022, costato circa 600.000 vittime e cinque milioni di sfollati secondo le stime diffuse dall’Unione africana.
A confermare il peggioramento della crisi è una fonte locale interpellata da Africa Rivista. «C’è effettivamente una forte tensione – spiega la fonte -, anche se, nell’attuale clima di instabilità, è spesso difficile verificare i dettagli delle singole notizie. La situazione della sicurezza nell’area era estremamente precaria già da diversi mesi, caratterizzata da sporadici attacchi, bombardamenti e da un clima diffuso di costante legalità mancata». Le popolazioni rurali, racconta, vivono bloccate dalla paura: gli agricoltori temono di tornare nei campi, donne e bambini evitano di percorrere lunghe distanze per rischi legati alla presenza di gruppi armati e ordigni inesplosi, e migliaia di famiglie sfollate esitano a fare rientro nelle proprie case.
«La ripresa degli scontri va a colpire una popolazione che vuole una pace autentica e un sistema economico già devastato – conclude la fonte -. La guerra ha distrutto aziende agricole, mercati e infrastrutture, trasformando molte persone da lavoratori autonomi a soggetti dipendenti dagli aiuti umanitari. La rete sanitaria regionale resta gravemente compromessa, con strutture saccheggiate o prive dei farmaci essenziali, lasciando la popolazione nell’impossibilità di accedere alle cure di base».



